Il pensionato torturatore del cagnolino Lucky è capace di intendere e di volere

Il cagnolino Lucky

Il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario nelle motivazione della sentenza con la quale il 13 maggio scorso ha condannato a otto anni di reclusione il pensionato 69enne di Latina ritenuto colpevole non soltanto dell’uccisione del cane Lucky,  ritrovato in un cassonetto nel quartiere Q4, ma anche di una lunga serie di maltrattamenti e abusi sessuali nei confronti della moglie, delle figlie e della nipote è perfettamente in grado di intendere e volere e i reati che ha commesso sono particolarmente gravi anche perché reiterati nel tempo. Nelle otto pagine depositate nei giorni scorsi, dalle quali emerge il drammatico quadro di violenze e abusi nel quale vivevano i componenti della famiglia da anni, il gip ha scritto che “non ricorre alcun profilo di incapacità di intendere che non risulta esclusa né grandemente scemata come accertato dal perito proprio su richiesta della difesa. Il suo profilo cognitivo è integro, comprese le capacità decisionali e di autocontrollo del pensiero”. E ancora ha sottolineato Cario “la sua chiusura relazionale ed il suo ritiro non hanno intaccato il pensiero con distorsione dell’esame della realtà ovvero riduzione della capacità di autocontrollo”. L’uomo, che si trova tuttora in carcere essendo stata respinta ogni richiesta di attenuazione della misura cautelare, è “dunque pienamente consapevole del suo agire”. La difesa del pensionato, rappresentata dall’avvocato Giovanni Codastefano, ha preannunciato che ricorrerà in Appello.

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