Locandina

Non è che brilli molto di intelligenza il giornalista Adriano Pagano, che spessa da prova di imbarazzo generale spargendo ai quattro venti una presunta attività di anticamorra alla Saviano senza averne le qualità intellettuali per farlo, e con i suoi interventi ha spesso fatto saltare delle operazioni di polizia che erano in ballo per mesi nella zona del Sud Pontino. Ma ciò non toglie tuttavia che essere insultati nel fare il mestiere di giornalista, che con lacci e lacciuoli vari, è diventato sempre più difficile, essere insulati è l’ultima cosa che un operatore dell’informazione si apsetti. Per questo motivo il Partito Comunista di Gaeta ha voluto esprimere la sua solidatietà allo stesso Pagano e lo ha spiegato il direttivo con una nota inviata alla stampa:

“Senza entrare nel merito della vicenda sull’uso improprio del logo del Parco Riviera di Ulisse, che ha visto contrapporsi sui social il giornalista Adriano Pagano e “l’imprenditore” napoletano Paolo Iorio, qui raffigurato insieme al vicesindaco Magliozzi, siamo rimasti molto colpiti dagli insulti dell’imprenditore (certo per chi è già ricco di famiglia affittare case vacanza a Gaeta comporta un grosso rischio di impresa) rivolti sia al giornalista che al mondo del lavoro tutto, dimostrando apertamente tutto l’odio di classe nei confronti di chi vive del proprio lavoro, citiamo testualmente “puoi farci i coppetielli per i lupini e venire sul lungomare di Gaeta…..li puoi trovare la tua giusta collocazione lavorativa…”. In questa frase emerge tutto l’odio e il disprezzo di chi non si è mai dovuto alzare alle 5 del mattino per portare a casa la pagnotta nei confronti di chi invece vive del proprio lavoro.

Multiproprietari di case, albergatori, balneari, sono questi i referenti locali dell’attuale amministrazione gaetana, ed è grazie all’ingiustizia sociale delle loro politiche che Gaeta sta diventando la capitale della cosiddetta quinta mafia, un modello d’organizzazione mafiosa, originario della provincia di Latina ma in estensione in molte altre regioni italiane, in cui diversi clan appartenenti a diverse organizzazioni mafiose coordinano le loro attività legali ed illegali per mezzo di una governance unica in grado di garantire più agevoli processi di insediamento e radicamento nella vita sociale, politica ed economica del territorio.

A quest’odio bisogna rispondere con una grande alleanza sociale formata appunto da chi il piatto in tavola se lo deve sudare giorno dopo giorno, DPCM dopo DPCM, dallo stagionale sfruttato sotto al sole, al piccolo commerciante in perenne crisi economica così come i commessi e i camerieri con scarse garanzie, dal venditore di lupini sul lungomare, all’operaio nei cantieri. Consapevoli che questa lotta di classe sarà lunga e difficile, ma sarà l’unico modo per riprenderci la città, vi invitiamo a diffidare da chi, ad un anno dalle prossime elezioni amministrative si propone come forza di governo, senza avere una visione materialistica e scientifica della società in cui viviamo, da chi invece di lottare per abbatterlo, si propone con un volto nuovo, per gestire questo sistema al posto di Mitrano.

Come Sezione Mariano Mandolesi del Partito Comunista, pur non condividendone a pieno le idee e i metodi proposti, esprimiamo tutta la nostra solidarietà al coraggioso e autentico giornalista Adriano Pagano. Ribadiamo, non è con il solo rispetto delle proprie leggi che si cambia un sistema, occorre soprattutto la lotta politica delle classi sociali oppresse per rivoluzionarlo!”

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