imagesQuesto libro raccoglie una serie di articoli scritti da Gianni Minà su Cassius Clay-Muhammad Ali, il “mito del pugile americano con la faccia nera”, un personaggio dal carisma irraggiungibile che ha lasciato un ricordo indelebile in tutti gli sportivi del secolo scorso per scelte quasi sempre controcorrente. Gianni Minà giornalista e corrispondente per il Tg2 della Rai ebbe la possibilità di incontrare l’emergente pugile americano per la prima volta a fine anni ’60, nello studio dell’avvocato Eskridge, e il giovane Cassius Clay scoprì che l’italiano non era “uno dei soliti giornalisti, venuto a giudicarlo”, bensì una persona vera: nacque pertanto un rapporto speciale per scelta e passione, ed ora con questo “Il mio Ali” e una raccolta di 72 vecchi articoli e alcune fotografie private si intende svelare soprattutto aspetti meno noti. Soltanto oggi dopo tanti anni anche negli Stati Uniti c’è il mito di questo pugile che ormai da tanti anni è ammalato del “morbo di Parkinson” e non è detto che siano stati i pugni a procurarglielo: quando ci fu la guerra in Irak, Saddam Hussein che in seguito “fu cacciato” dal potere, decise di non far ripartire 120 cittadini americani e allora Mohamed Alì decise di partire lui stesso: grazie alla sua intermediazione con il dittatore irakeno, parlando da musulmano a musulmano riuscì a riportare a casa i cittadini americani. Secondo il parere del suo allenatore Angelo Dandi, la sua personalità cambiò da quando conobbe Malcolm X, un filosofo negro che in seguito fu assassinato e ugual sorte toccò a Martin Luther King in quanto entrambi cercavano negli Stati Uniti di quegli anni, il riscatto degli afroamericani. Cassius Clay, che ha sempre avuto un carattere scostante, svogliato, spaccone non solo può essere considerato il più straordinario pugile della storia , ma si è sempre ritrovato al centro di eventi sportivi e per alcuni episodi anche protagonista: ad un certo momento per abbracciare la fede musulmana decise di rifiutare il servizio militare e di fare la guerra al Vietnam, cambiando il suo nome in Muhammad Ali. Negli Stati Uniti dell’epoca questa decisione la presero veramente male, il campione del mondo dei pesi massimi da sempre è stato considerato un personaggio importante nella storia americana, dai tempi di Joe Carnera e Joe Luis, a seguito del suo rifiuto alla sua spedizione nel Vietnam, gli fermarono la carriera e fu un atto di arroganza. Alì era una persona di una intelligenza non semplice ma era un uomo “che ragionava” e secondo il suo pensiero ed anche quello di molti intellettuali, “la guerra in Vietnam” l’avevano inventata le nazioni forti, in quanto il paese asiatico non aveva mai disturbato nessuno: il problema è che si trovava in una posizione strategica. Nel momento in cui Clay tornò sul ring e venne riabilitato dopo quattro anni di squalifica, si rese conto che si trovava in un momento difficile, nel pugilato il match è tutto ed è difficile mantenere la forma fisica senza effettuare incontri, infatti perse immediatamente contro Joe Frazier perché non aveva “più le gambe”. Abituato a danzare per tutta la durata del match, si ritrovava a non avere più questa possibilità e dovette cambiare stile, ma si riscattò in seguito a Kinshasa nel match del secolo contro Foreman effettuando un incontro che fu considerato dai massimi esperti un capolavoro tattico. Clay era conscio di non essere più quello di prima e lo comunicava a tutti attraverso uno dei suoi slogan preferiti, non era più in grado di “ pungere come un ape e non riusciva più a danzare come una farfalla” però si rese conto che con il calore e l’umido che c’era in quella città dello Zaire che oggi è tornata ad essere Congo,se avesse fatto sfogare Foreman fino a stancarlo dopo sarebbe stato più facile batterlo.Infatti dopo cinque riprese in cui i giornalisti pensarono fosse finito, in quanto notavano che Mohammed Alì non tirava più un pugno e si limitava ad abbracciare il rivale (e questo non rientra in un atteggiamento normale), Alì quando vide Foreman abbassare la guardia, dopo altri due round, riuscì a metterlo KO vincendo grazie alla sua intelligenza di sportivo. Ma nonostante tutto non riuscì ad entrare nel cuore della gente, ci riuscì in seguito quando dopo l’11 settembre dopo l’attentato delle torri gemelle con i musulmani diventati quasi dieci milioni, negli Stati Uniti si era creata una situazione molto difficile da gestire. Il Presidente di allora Bush junior chiamò Mohamed Alì e gli chiese (nonostante le sue posizioni politiche non fossero vicine a quelle sue repubblicane) se poteva andare in giro per le città americane dov’era più forte la presenza musulmana per cercare di pacificare la gente. Lui disse si, si fece nove città americane e nelle manifestazioni cercò di leggere e non limitarsi a farsi leggere il testo, che lui stesso aveva preparato precedentemente: da quel momento l’America cominciò ad amarlo, così come in seguito nelle Olimpiadi di Atlanta, quando con la mano tremante, accese il braciere delle Olimpiadi e la gente si commosse con le lacrime allo Stadio. Quando un giorno d qualche anno fa Minà gli chiese: “adesso che farai nella vita? Rispose, guarda !il mio Dio nei miei primi 40 anni mi ha dato talmente tanto che se adesso mi toglie qualcosa sono sempre in pari con la vita”, sempre un pugile lo ha detto non un Poeta!

Rino Sortino
Author: Rino Sortino

Giornalista e opinionista televisivo, nel passato ha partecipato in qualità di opinionista a trasmissioni quali "passione sport" presso lazio tv e gold tv

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui