Il messaggio per la Quaresima di Mons. Vari per tutti i fedeli della Arcidiocesi

L’arcivescovo Mons. Luigi Vari

Per iniziare il cammino della Quaresima ecco che Mons. Vari ha scritto un messaggio indirizzato a tutti i fedeli della arcidiocesi di Gaeta: “In un romanzo di Kazuo Ishiguro, scrittore britannico di origine giapponese e vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 2017, si legge un dialogo fra una vecchina e un barcaiolo, incaricato di scrutare i pensieri del cuore. La vecchina si rivolge al barcaiolo, che ha un incarico tanto delicato, e gli domanda: «Ma non è difficile, Signore, capire quello che passa veramente nel cuore della gente? Le apparenze possono ingannare». E il barcaiolo le risponde: «Questo è vero, gentile signora, ma noi barcaioli abbiamo visto così tante persone negli anni che diventiamo lesti ad andare oltre l’inganno. Per giunta, quando i viaggiatori parlano dei loro ricordi più cari, non riescono a nascondere la verità. Ma noi barcaioli siamo in grado invece di intuire rabbia, rancori, odio perfino. O una profonda aridità». All’inizio di questa Quaresima valgono pure per noi le parole del barcaiolo: «Sono i ricordi più cari a dire quello che siamo». Non le parole, ma la vita vera, quella che costruisce i ricordi. Essi non prevedono la finzione. Infatti, le bugie hanno come primo effetto di ingannare noi stessi perché quando la vita è un castello costruito sulle menzogne, poi cade su chi lo ha costruito. Il cammino della Quaresima con le sue tappe e con i suoi impegni, funziona come uno sguardo su noi stessi per vedere se la nostra vita sia vera o un inganno. Ci raccontiamo i giorni per purificarli dalla rabbia e dal rancore i quali sembrano essere oggi i consiglieri più apprezzati e che generano tanti giudizi e comportamenti cattivi. Vogliamo impegnarci a curare questi sentimenti affinché non trovino spazio dentro di noi, per sradicarli con decisione qualora ne troviamo i germogli e liberarci dall’inganno. Il barcaiolo dice che nel cuore delle persone qualche volta trova perfino l’odio. Parla della presenza dell’odio come di qualcosa di straordinario, non atteso, non normale. Noi tutti, forse, ci stiamo troppo abituando all’odio come a inquilino normale del cuore dell’uomo per cui non ne abbiamo più paura e dimentichiamo che i suoi frutti sono mortali per tutti. Per un cristiano la presenza dell’odio nel suo cuore è qualcosa che manifesta la sua non appartenenza a Cristo che chiede di non odiare nessuno, nemmeno il nemico. L’odio non può essere regolatore delle relazioni personali e sociali, né ispiratore delle scelte che facciamo. Quando questo accade non ci sono scelte che valga la pena di raccontare. C’è un’altra cosa che il barcaiolo teme di trovare nel cuore delle persone: una profonda aridità. Un cuore come un deserto incapace di generare qualunque cosa. L’aridità è la nemica della verità dei sogni, delle speranze, dei sentimenti, dello stesso amore. La conosciamo bene questa nemica, la chiamiamo in molti modi, ma si riconosce dagli effetti che produce: il suo frutto è sempre un deserto. Non fidarsi della propria fede, del proprio amore, delle proprie scelte: questa è l’aridità. La Quaresima è il tempo che ci mette nella condizione non solo di raccontare il nostro cuore, ma poiché lo facciamo alla luce della Pasqua, di liberarci da questi sentimenti che ci fanno paura perché rendono brutta la vita. Il motivo del nostro pregare un po’ di più, di fare un po’ più di silenzio, di dirsi dei no, di aprirsi alle necessità dei fratelli, è proprio quello di togliere l’inganno dal nostro cuore. Non puoi dire di amare Dio se non ami tuo fratello, direbbe l’apostolo Giovanni. Non basta solo ‘dire’ se non ci si impegna a ‘essere’: il primo nome del male è ‘inganno’. Dunque, l’esame del barcaiolo è relativo ai sentimenti che ogni persona riconosce come propri. Infatti, in Quaresima non dobbiamo chiederci, e forse mai dovremmo farlo, se sia degna di essere raccontata come vera la vita degli altri. Ma piuttosto la nostra.”

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