Palco intervista
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Intervista Gonzales e Abrani
Intervista Gonzales e Abrani
Abrani
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Salvatore Gonzales
Salvatore Gonzales
Salvatore Gonzales
Salvatore Gonzales

Dopo la delusione dell’arrivo delle due barche rimaste in gara nel porto di Formia nella tappa Salerno- Formia della gara Venezia – Montecarlo quasi alla chetichella, il programma del dopo tappa prevede un incontro relativo al programma organizzato dal AIPS Europe “Il Mare e chi lo racconta”, e le persone che hanno presenziato all’incontro di oggi sono il sommozzatore Salvatore Gonzales e l’ingegnere Abrani, due figure completamente diverse per titolo ma anche per professione legata al mare.

Salvatore ha parlato della sua esperienza di sommozzatore, soffermandosi su alcuni episodi di cui lui è stato coinvolto, come un intervento relativo al salvataggio di una famiglia con una barca che stava per spezzarsi in due, oppure con le immersioni per salvare sommozzatori inesperti o che hanno avuto difficoltà perché spesso sottolinea il sommozzatore che le persone spesso non hanno rispetto per il mare e le sue caratteristiche, spesso ritrovandosi in situazioni anomale.

L’ingegnere Abrani e uno yacht designer che però ha messo l’accento sulla sicurezza in mare, in quanto la situazione della Federazione Internazionale della Motonautica a partire del 1990, ossia dopo la morte del consorte della Principessa Carolina di Monaco Casiraghi, si è cambiato completamente l’aspetto delle imbarcazioni per renderle più sicure e resistenti in quanto l’equipaggio in passato di una barca di motonautica era composto essenzialmente da quattro persone, il pilota, il navigatore, perché all’epoca non c’era il GPS, c’era il meccanico e poi il passeggero o il pacco come era chiamato in gergo, ma con le nuove tecniche studiate anche con l’aiuto dell’aeronautica Militare che è sempre all’avanguardia nella ricerca, ha potenziato motori e anche la chiglia di queste imbarcazioni che arrivano a toccare la punta di 90 miglia all’ora, sono essenzialmente bolidi.

Ritornando a Salvatore lui sottolinea invece che chi fa una attività come la sua è come un dottore, non sia ha molto tempo libero, e per imparare ad essere sommozzatori bisogna fare delle scuole altamente professionali perché chi fa questo mestiere deve sapere che rischia la vita ogni giorno ma dalla sua professionalità può essere utile per salvare vite umane.

L’ingegnere oltre ad essere uno yacht designer, fa anche parte di una organizzazione di una giuria di un velista scomparso qualche anno fa che è stato promotore di tanti eventi legati al mare come gare sportive, e questo ingegnere ha una sterminata biblioteca, ossia 3250 volumi legati al mare e alle sue storie, perché essere informato sul mare è una buona cosa.

Per quanto riguarda Salvatore lui consiglierebbe a persone interessate di fare la sua professione anche perché nel caso del Golfo di Gaeta dove esperti sommozzatori in loco non ci sono perché devono arrivare da Roma o da Napoli, un sommozzatore in più fa sempre comodo e quindi siccome si trova in una grande famiglia, ringrazia pubblicamente i due comandanti del porto di Gaeta e di Formia per la cortesia dimostrata in questi anni di attività.

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