6448-roma-pride-gay-2015Sabato scorso c’è stato il Gay Pride a Roma ma a molti dei partecipanti non è andato bene, dall’alto delle loro libertà, che qualcuno scegliesse, liberamente, di non partecipare. Come racconta Il Messaggero: “«Volgarità, mancanza di rispetto e oscenità». Daniela Tiburzi, presidente democrat della commissione delle elette, era stata netta, declinando l’invito a tutti i consiglieri del sindaco, Ignazio Marino, a sfilare al Gay Pride di sabato scorso, insieme alla giunta (in larga parte presente) e ai presidenti di municipio.” Queste le reazioni: “Parole che non erano state apprezzate da Aurelio Mancuso, presidente di Equality e dirigente del Pd di Roma, che proprio dalla sfilata l’aveva sostanzialmente invitata a dimettersi: «Il Comune di Roma ha una posizione differente dalla sua per una manifestazione che era sui diritti civili. Da presidente delle Elette, Tiburzi evidentemente non si riconosce nei valori fondanti dei trattati internazionali e della Costituzione e farebbe bene, quindi, a trarne le conclusioni”. E oggi è toccato a Imma Battaglia, consigliera di Sel, intervenire per chiederne le dimissioni: «Non è degna di presiedere la commissione delle elette, vada a rappresentare la Chiesa cattolica e a dire il rosario perché non può stare qua dentro. È indegna di rappresentare le donne con un sindaco che sta combattendo per i diritti civili e sabato era in prima fila al Pride insieme alla sua Giunta e io ero con la mia nipotina sulle spalle. Non può dire frasi come ‘mancanza di rispetto e volgarità’. Chi pensa che il segno croce lo liberi dai peccati guardi prima all’interno del suo partito»” Domanda: e la libertà di pensiero? E quella di espressione? Va bene la linea di partito, ma se fosse capitato che un pinco pallino qualunque, aderente a un partito o gruppo contrario ai gay pride, avesse esternato il proprio plauso per queste manifestazioni e il suo partito/gruppo ne avesse richiesto le dimissioni oggi di cosa staremo parlando? dell’oscurantismo fascista bigotto-clericale di questi individui. I soliti pesi diversi per salvare e difendere gli amici degli amici. Poi par di capire che se si è cattolici non si può fare politica, ma bisogna chiudersi in chiesa a recitare il Rosario. Questa pratica sarebbe sicuramente molto più utile di tanti consigli comunali o riunioni di partito, ma se c’è qualcuno che vuole anche fare politica ai sedicenti paladini delle libertà cosa importa? Come mai non riescono a replicare punto su punto alle critiche che gli vengono rivolte, ma devono necessariamente sciorinare una serie impressionante di idiozie, luoghi comuni e commenti razzisti e discriminanti? Sì perché qualora non se ne fossero accorti i veri razzisti sono loro, sofferti da una sindrome avanzata di cattolicofobia, che vorrebbero relegare i cattolici (e ci riusciranno) in un’innocua riserva indiana in modo tale di poter perorare dittatorialmente le loro cause. Perché riusciranno a farlo solo eliminando (anche fisicamente in un futuro ormai prossimo?) chi non la pensa come loro. Della serie ti piace vincere facile.

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