Flash mob Cassino

 Una protesta composta e silenziosa quella che gli avvocati del Lazio Sud Hanno fatto davanti alla scalinata del Tribunale di Cassino, seguendo l’esempio dei colleghi di tutta la penisola italiana. Una protesta contro il Governo italiano nella mattinata del 29 maggio alle ore 12 in piazza Labriola di fronte al Tribunale, per protestare contro i processi rinviati e gli adempimenti rallentati per l’emergenza Covid-19 e per richiedere il ripristino delle attività. Gli avvocati si sono disposti occupando gran parte della piazza con addosso la toga e in mano un codice: simboli della loro professione. Uno per volta si sono diretti verso la scalinata del Palazzo di Giustizia dove hanno posato, in segno di protesta, il Codice Penale o Civile che avevano in mano. Una volta terminata la sfilata e riempiti i primi due scalini di codici, hanno levato la toga e alzato un foglio con su scritto:  “Tutti noi avvocati d’Italia riconsegniamo i nostri codici davanti ai Tribunali. Il nostro grido di dolore per la giustizia sospesa”. Dopo di che, qualche ora dopo è uscito un comunicato a firma degli avvocati Raffaele Manfellotto, Massimo Clemente, Patrizia Menanno, Marco De Angelis e Francesco Malafronte, per spiegare il senso di questa protesta: “ Esprimiamo soddisfazione per l’esito del flashmob “GIUSTIZIA SOSPESA” a Cassino, che ha visto la partecipazione di molti Colleghi, mentre altri, pur aderendo, sono mancati in parte per la distanza, considerato che il Circondario del Tribunale comprende l’Alto Casertano, il Sud Pontino, il Sorano e la Valle di Comino, in parte per una certa riottosità a rappresentare pubblicamente le proprie istanze, quasi che la Giustizia sia un fatto privato degli addetti ai lavori. Pensiamo, invece, che la Giustizia è un servizio essenziale della società, poiché coinvolge ogni aspetto del vivere sociale. Non per nulla essa rappresenta il 2% del PIL.  Non senza emozione abbiamo depositato sui gradini del Palazzo i nostri codici in segno di rammarico per il persistente fermo della Giustizia ed abbiamo simbolicamente dismesso la toga dinanzi al Tribunale, con alla ringhiera un segno di lutto, per rappresentare la nostra esclusione dalla possibilità di svolgere il nostro ruolo di baluardo della legalità e delle garanzie del diritto. Abbiamo in cantiere altre iniziative che veicoleremo attraverso i nostri organi rappresentativi e, se sarà necessario, ancora una volta esponendoci di persona.”

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