Il dado è tratto (da tempo)

SolitudineIl dado è tratto, ma da molto tempo ormai. Oggi si continua a camminare coerentemente sulle orme di quelle rivoluzioni la cui origine non è odierna, ma dei decenni scorsi. Cammino che continuerà spedito se nessuno sarà in grado e volenteroso di fermarlo. L’ultima “novità” arriva dal Belgio: “Laura (nome di fantasia) ha 24 anni, sta bene fisicamente, ha molti amici e tra pochi giorni morirà. La ragazza che vive nelle Fiandre, in Belgio, ha chiesto e ottenuto di essere uccisa con l’eutanasia. Laura vuole morire perché è depressa da troppo tempo e ritiene che «vivere non faccia per me». La legge introdotta nel paese nel 2002 lo consente.” [Tempi.it] Una ragazza sofferente è stata abbandonata al suo malessere. “dal punto di vista psicologico, soffre in modo insopportabile e quindi deve poter morire se lo vuole.” Nota a margine: anche i bambini abortiti soffrono in modo insopportabile perché vorrebbero vivere ma qualcuno dall’esterno glielo vuole impedire. Tornando a Laura: è la dimostrazione dell’ipocrisia della strategia mediatico-culturale. Ci avevano detto che l’eutanasia sarebbe stata possibile solo in casi estremi, significativi, dove una persona non era una persona perché in stato vegetativo, eccetera. E giù video e immagini di uomini e donne in queste condizioni con la pressione mediatica a insinuare che quella non è vita. E che quindi, se vita non è, è giusto ucciderla. Che poi, nel mercato delle contraddizioni si può pescare anche questa: se quella non è una vita come si fa a toglierla? Forse un sofisma, ma anche una minima dimostrazione dell’ipocrisia linguistica. L’eutanasia ci viene presentata come dolce morte in casi estremi per poi diventare accessibile in qualsiasi situazione, anche in mancanza di malessere. Laura è una ragazza che ha bisogno di aiuto, aiuto che nessuno vuole darle; nessuno vuole prendersi cura di lei e farsi carico delle sue sofferenze. Di questo avrebbe bisogno, di qualcuno che le dica che anche in quelle condizioni lei è importante. Laddove manca tutto questo si chiede di morire. Tanti, specie in gioventù, lo hanno detto, anche solo per un brutto voto a scuola o per la fine di un fidanzamento; solo che fortunatamente (per loro) nessuno gli ha dato retta. Oggi non è più così. Morire è diventato più facile che compilare la dichiarazione dei redditi. Ogni epoca ha la sua cultura: la nostra è fatta di morte e desolazione dove scorre solo il palliativo del denaro. È la morte della medicina, della carità e dell’assistenza. È una società di solitudini e individualità ove vige la legge del più forte. Laura non è forte ma vorrebbe esserlo, ma non le è concesso e promesso un futuro per diventarlo.

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