Gianmarco Proietti

Il nuovo scenario di una lezione condotta, contemporaneamente, in aula e in classe, solleva del resto non poche perplessità e a parlare della questione è il consigliere comunale di Lbc Gianmarco Proietti, ex assessore alla Pubblica Istruzione, il uqale ha commentato: “S tanno per suonare le campanelle delle scuole della provincia pontina e del Lazio dopo la lunga pausa delle vacanze natalizie, ma il dibattito è aperto sulla didattica in presenza. Le disposizioni governative e anche regionali parlano chiaro: le scuole riaprono nonostante i contagi crescano ogni giorno di più. E le disposizioni si combinano con l’ultimo decreto legge che profila potenziali scenari di dattica mista: in remoto per i non vaccinati, in presenza per vaccinati per le scuole secondarie di I e II grado in caso di positivi scoperti nella stessa classe, mentre in un presenza di un solo contagiato è prevista l’autosorveglianza.Equiparare la didattica in presenza con quella a distanza è il chiaro segno di una lettura superficiale a un problema assai più complesso. Senza troppi giri di parole: non è possibile fare davanti allo schermo quello che, normalmente, si fa in classe. Le due didattiche vanno differenziate, in termini di svolgimento e modalità”. Sulla ripresa delle attività, prevista per domani, lunedì 10 gennaio, Proietti non ha dubbi: “Capisco e condivido i timori dei dirigenti scolastici, ma al momento né il sindaco né il prefetto sono nelle condizioni per decidere il ripristino della didattica a distanza. La decisione di chiudere un plesso infatti spetta al comitato per la gestione dell’emergenza sanitaria il quale, ad oggi, non ha riscontrato una situazione tale di criticità da emettere un’ordinanza per la chiusura delle scuole. Il Ministero, a questo punto, dovrà garantire un’apertura che sia sicura sanitariamente, ma anche didatticamente. Ecco perché insisto sulla perplessità di equiparare, e quindi svolgere contemporaneamente, la didattica a distanza e quella in presenza. Un fattore che mette in discussione la presenza in classe è la carenza di personale perché in quarantena. Ecco, quindi, che torna necessario ciò che già si caldeggiava nel 2020: un potenziamento strutturato e determinante dell’organico qualificato, proprio per sopperire le continue assenze. Aggiungo poi che è arrivato il momento giusto per ripensare al concetto di scuola. La pandemia deve metterci nelle condizioni di fare uno scatto in avanti. In questo senso ritengo che la scuola debba rigenerare i propri spazi. Le linee di mandato approvate in Consiglio Comunale, vanno proprio in questa direzione. Penso ai ‘Piani di Comunità’ che puntano a trasformare le scuole in hub di quartiere. Si tratta di un primo passo verso il superamento dell’idea, ormai prosaica, della centralità dell’aula. Qualche tempo fa tutto questo appariva avanguardistico, le condizioni dell’oggi ci impongono di correre subito verso il futuro: dobbiamo immaginare una scuola che, anziché restare chiusa nel suo bozzolo, si apre all’esterno e diventa baricentro per la comunità. Un vero e proprio civic center, che diventi contenitore per iniziative culturali, formative e sociali”.

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