Impianti di itticoltura

Adesso è il turno di Claudio Marciano, consigliere comunale del gruppo Pd – Formia Bene Comune il quale, rispoetto agli interventi precendenti, ha scagliato degli strali contro l’immobilismo politico che in questi giorni sta “decidendo di non decidere” e che comunque ha ricordato che nel 2010 il Golfo è stato dichiarato “area sensibile”, ma alla dichiarazione nessun fatto ne è poi seguito in concreto. Tanto che la Regione Lazio, con un gesto tipico alla Ponzio Pilato, ha di fatto trasferito le competenze ai comuni, che nel Golfo hanno ovviamente vedute differenti: il sindaco Mitrano che è lettteralmente a favore degli impianti di itticoltura, mentre Paola Villa, il sindaco di Formia, è più che favorevole per l’eliminazione totale degli impianti e non ne ha mai nascosto l’intenzione. Come finirà? Intanto ecco quello che ha detto il consigliere Marciano in un post su Facebook: “Il 31 Dicembre scadranno le concessioni per gli allevamenti di acquacoltura nel Golfo. La competenza sul rinnovo è passata dalla Regione ai Comuni, con legge 1/2020. Formia e Gaeta dovranno pertanto decidere cosa fare entro poche settimane. Qualche giorno fa la Regione è nuovamente intervenuta a disciplinare la materia. Ha previsto che i Comuni possano rilasciare le concessioni solo nelle aree stabilite da una zonizzazione che verrebbe pubblicata entro diciotto mesi. Si tratta di una norma necessaria ad evitare l’anarchia delle autorizzazioni in un settore dove la domanda è sempre più forte. Tuttavia, per gli allevamenti del Golfo nulla cambia. E’ infatti dal 2010 che è stata istituita l’area sensibile. Il regolamento regionale sulla concessione di impianti – che nessun emendamento ha abolito – prevede espressamente che non si possano autorizzare attività di allevamento nel Golfo. Già due studi autorevoli condotti dalla Provincia hanno dimostrato che l’acquacoltura ha un forte impatto sull’eutrofizzazione delle acque marine (ed erano dati vecchi, quando gli allevamenti erano la metà di adesso). Verrebbe da dire che è necessario un tavolo istituzionale con il Comune di Gaeta, ma sappiamo tutti che è impossibile. Certamente, non per responsabilità dei cittadini di Gaeta, bensì della loro amministrazione comunale che è legata mani e piedi agli interessi degli allevatori. Viene da ridere a leggere i post del consigliere regionale di Forza Italia Pino Simeone che a Formia fa il tupacamaros, mentre a Gaeta un sindaco di diretta emanazione del suo partito fa l’esatto contrario. E’ necessario che il Consiglio Comunale venga riconvocato urgentemente per discutere di una linea d’indirizzo per tutelare gli interessi dei cittadini e delle imprese formiane. Ad oggi, infatti, quelli che sono prevalsi sono quelli dei venditori di Pet Coke del porto commerciale – il cui ampliamento ha determinato l’attuale dimensione e collocamento degli impianti – quelli degli imprenditori del mercato ittico, quelli del Comune di Gaeta che si è finanziato opere pubbliche e decoro urbano con i soldi (sporchi) dell’autorità portuale. Basta. Non ci sono più mediazioni che si possano tollerare. Gli allevamenti devono andare via.”

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