Il concerto dell’Orchestra giovanile di Jazz di Roma all’area archeologica di Caposele a Formia

Dopo il concerto di apertura del Dab Trio, ecco che con rapido cambio di palco si sono presentati giovani dell’Orchestra Giovanile di Jazz di Roma di Mario Raja come direttore, composta di14 giovani talentuosi musicisti selezionati appositamente per questa orchestra. Mario Raja è un decano della musica jazz italiana, un sassofonista ma anche arrangiatore, compositore e direttore di orchestra che ha preparato un apposito repertorio per questo organico orchestrale abbastanza atipico, una selezione di musiche di Mingus appositamente arrangiate. E’ quindi è stato un onore per il Jazz Flirt ospitare questo prestigioso complesso a Formia. E subito questi ragazzi si sono presentati sul palco eseguendo il loro primo pezzo,  un pezzo aromioso che ha coinvolto tutto il complesso dei ragazzi con degli assoli veramente fantastici e con una melodiosa voce della cantante che con i suoi vocalizi ha deliziato gli ascoltatori presenti nelle sedie dell’area archeologica, con virtuosismi e armonie veramente stupefacenti, come d’altronde non poteva che essere se si suona Mingus, che è un figlio jazzistico di Duke Ellington. I solisti di questo primo pezzo sono stati Francesco Fratini alla tromba, Filippo Bianchini al sax tenore, Gabriel Marciano al sax tenore Lorenzo Batocchioni al sax baritono, federica Carmen Santoro alla voce. Mario Raja ha detto che il posto dove si è esibito il complesso è un posto stupendo, edi ragazzi, pur emozionati, sono stati felicissimi di essere qui, ma con un programma diverso da quello che era scritto sui volantini, Mingus al posto di Ellington. Per Raja Mingus è l’latra faccia di Duke Ellington. perchè lui si considerava una specie di emanazione dello stesso Ellington, aveva una vera e propria venerazione per Ellington dedicandogli un sacco di pezzi e suonando con lui per un breve periodo, poi dovette abbandonare l’orchestra per motivi contingenti. Mingus ha incarnato lo spirito ellingtoniano in maniera un pò selvaggia. Il pezzo che hanno eseguito come colonna sonora è una colonna sonora di un film, mentre il prossimo pezzo è di forma Mingus ed era un pezzo che lui aveva scritto con una dedica molto ironica ad un governatore razzista dell’Alabama. un pezzo molto sincopato e veramente quasi da prendere in giro chi lo ascolta, con una melodia molto grave e pedante, ma che poi esplode con tutta la sua veemenza armoniosa e ritmica molto veloce e decisamente pratica, con la voce che ha accompagnato con grazia la esecuzione di questo brano e con gli assoli che hanno arricchito l’esecuzione. i solisti di questo pezzo sono stati, oltre alla Santoro alla voce, Andrea Safirio al pianoforte, Filippo Bianchini al sax tenore,  Francesco Fratini alla tromba e Gabriel Marciano al sax tenore, che è uno dei giovanissimi dell’orchestra insieme a Paolo Casetti che suona la tromba, ed entrambi sono ventenni e si portano pochi mesi di distanza. Gabriel Marciano ha aperto con un assolo il terzo pezzo eseguito dall’orchestra che è un tipico pezzo del mondo musicale ellingtoniana, un pezzo molto delicato, sensuale, regolarmente ritmato e sicuramente importante per quello che ha rappresentato la melodia espressa dai giovani musicisti che è una canzone dedicata ad Ellington, un pezzo che da lento poi è diventato veloce ed armonioso nella sua esecuzione, perché la seconda parte della esecuzione è stata veramente straordinaria. Oltre a Gabriel Marciano al sax tenore, i solisti di questo pezzo sono stati Andrea Safirio al pianoforte e l’argentino Manuel Osio alla chitarra. L’eclissi di luna che c’era stata quattro giorni prima che ha reso il nostro satellite molto importante il 20 luglio erano 50 anni dallo sbarco dell’uomo sulla Luna, e quindi l’orchestra ha fatto l’omaggio al satellite lunare con un brano scritto dallo stesso Mingus richiamando l’eclissi, cogliendone l’aspetto strumentale ed essenziale dell’incontro tra il sole e la luna, con il canto della splendida voce di Federica Santoro come musicista portante di questo brano dedicato alla luna. brano grave, come da copino,e visto che la luna rappresenta la notte, e quindi un momento dolce e delicato che la cantante, la giovane Santoro, ben supportata dal gruppo di musicisti, sullo stile anni 30 di Ella Fitzgerald, ha saputo ben interpretare, con un bellissimo sentimento melodioso, attento a non sottomettere la luna alla dua voce ammaliante, che invece ha deliziato i presenti, poi sono entrati in scena anche i strumentisti che hanno ben completato l’opera sonora. Oltre alla Santoro è entrata in scena anche l’atra giovane dona componente del gruppo, Marta Fratini al sax contralto, e non poteva essere altrimenti. questa formazione orchestrale si è formata in seguito ad un bando pubblico regionale e il caso ha voluto che si sono presentati fratello e sorella, per altro molto bravi musicalmente, E’ molto importante l’aspetto umano nei gruppi e nelle orchestre perchè Mingus era un uomo appagato, non aveva seconde penne, in quanto aveva scritto tantissimo, con una produzione talmente immensa che spesso bisogna fare della selezione. con una musica più complessa e piena di meraviglia. ma Mingus era geniale anche nel formare i gruppi e quindi ci sono state delle combinazioni più geniali come quella di Roland Kirk, polistrumentista e musicista eclettico, in bilico tra bip bop e nuova musica, e con il pezzo seguente che è stato eseguito ha messo in evidenza labilità musicale dei giovani musicisti. l’ingresso del sax baritono, molto gioioso e affabile, ha messo il pepe in corpo a tutta l’orchestra dando l’impressione di essere una band stile abbi 30, ma con una dinamicità musicale veramente incredibile data la giovane età dei ragazzi componenti l’orchestra, dove armonia e melodia si sono fuse in un unico amplesso musicale. Filippo Bianchini al sax tenore e Manuel Osio alla chitarra sono stati i solisti di questa esecuzione fantastica dal punto di vista dell’insieme musicale, insieme a Lorenzo Batocchioni, per questa esecuzione definito “l’eroico” . Il pezzo seguente, che è stato nel’esecuzione veramente sensuale e melodioso, ha visto l’ingresso sontuoso del trombone, che ha dato il la ad una armonia molto lenta ma ben strutturata, con una tecnica veramente sopraffina del musicista che ha suonato lo strumento. Il pianista Andrea Safirio ha poi messo il sigillo al tempo ritmico del pezzo dando maggiore sensualità all’esecuzione con la sua tecnica, infine il sassofonista ha dato potenza espressiva alla esecuzione con il suo virtuosismo, e il contrabbassista ha fatto un assolo veramente stupefacente così come il clarinettista Francesco Notaristefano, Luca al sax tenore, con la conclusione melodiosa da sirena di Federica Santoro, una esecuzione di questo pezzo veramente molto raffinata anche di pensiero veramente concettuale, che fa riflettere molto sul sentimento espresso nella esecuzione, con un ritmo molto lento e delicato, sottolineando anche la bravura espressa da questi giovani. Dal blues raffinato si è passati ad un altro pezzo crepuscolare, un pezzo geniale per la sua semplicità, che risulta una specie di canone misterioso, che era stato scritto ma mai utilizzato. Fracesco Fratini ha fatto l’introduzione con la sua tromba, in omaggio alla luna, introduzione molto languida e triste, ma poi è entrata l’orchestra al completo, con la voce stupenda della giovane santoro a corollario della canzone lenta, triste e molto languida per omaggiare il nostro satellite che ha avuto la visita dell’uomo per la prima volta nel 1969. Ritmo lento e soffice, con una tendenza alla tristezza, ma comunque molto ben eseguito da tutto il gruppo strumentale. Ed infine l’ultimo pezzo preceduta dalla presentazione della intera orchestra fatta dal clarinettista Francesco Notaristefano: Mario Raja – direzione e arrangiamenti, Federica Carmen Santoro – voce, Francesco Notaristefano – clarinetto, Gabriel Marciano- sax alto,  Marta Fratini – sax alto,  Luca De Felice – sax tenore, Luca Banchini- sax tenore, Lorenzo Batocchioni – sax baritono, Paolo Casetti – tromba, Francesco Fratini – tromba, Augusto Ruiz dello El Nino (Colombia) – trombone,  Emmanuel Losio (Argentina)- chitarra, Giulio Garavidos – contrabbasso,  Andrea Safirio – pianoforte, Luca Monaldi – batteria. l’ultimo pezzo suonato dall’orchestra è tratto da una colonna sonora di un film in una edizione quasi piratesca. Mingus aveva una doppia anima, aveva una musica estremamente complessa ed arrangiava quasi incessantemente però insegnava la musica ad orecchio, aveva una impostazione classica, ma poi litigo con il suo trombonista che aveva un’ aspetto da commendatore ma era veramente bravo perché quando aveva Mingus estrasse una rivoltella e lo allontanò. Per cui Mingus abbandonò l’orchestra e pertanto lo stesso compositore insegnava la musica ad orecchio ai musicisti, perché era nato come violoncellista classico, ed aveva fatto degli studi accademici di composizione, però riteneva che nell’immediatezza della musica in genere venisse dall’imparare la musica ad orecchio ed insegnava ai musicisti suonando. Quindi questo pezzo ha un andamento molto brioso, facilmente orecchiabile dove armonia e melodia quasi si fondono in un tutt’uno, con la voce molto echeggiante della cantante che con i suoi gorgheggi ha saputo dare un’impronta veramente indelebile nella esecuzione del brano, dove il virtuosismo dei giovani musicisti è stato espresso alla massima potenza. 1 50

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