IL CONCERTO A SERMONETA “DAL CARAVAGGIO A MONTEVERDI” PER L’EARLY FESTIVAL 2015

Early Festival 2015
Early Festival 2015

Proprio il concerto inaugurale del 24 ottobre del Early Festival assume un importanza straordinaria in quanto dalle magnifiche pitture di  Michelangelo Merisi detto il Caravaggio si estrae il genio musicale per eccellenza per quanto riguarda la musica, Monteverdi, in quanto il concerto verte sul tema “Dal Caravaggio a Monteverdi” con il sottotitolo “Claudio Monteverdi e il madrigale concertato”. Ma il critico Marco Ianele scrive nella sua recensione questo:

“l concerto si presenta come un viaggio all’interno della sensibilità musicale seicentesca vista in parallelo con il coevo mondo della pittura: l’intrecciarsi continuo di suoni e colori fu il comune denominatore di entrambe queste importanti forme artistiche. I fari illuminatori di questo viaggio sono due grandi personaggi che incarnano a pieno questo dualismo: Claudio Monteverdi (1567-1643) e Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1571-1610). Entrambi nati in area lombarda (Cremona il primo, Milano il secondo) a pochi anni di distanza, non sappiamo con certezza se si conobbero personalmente. Entrambi furono grandi innovatori nel proprio campo. Monteverdi incarna il momento di passaggio tra Rinascimento e Barocco musicale, l’ultimo grandissimo esponente di un genere, quello del madrigale, che aveva solide radici nel secolo precedente ma che nel primo Seicento, e nelle mani di Monteverdi stesso, aveva rinnovato il proprio carattere secondo il nuovo gusto del “recitar cantando” e del suo potere espressivo, oltre alla nuova sensibilità armonica legata al basso continuo: tutto questo è evidente, ma non in modo esclusivo, nelle sue ultime edizioni di madrigali, tra i quali il VII libro denominato “Concerto” (1619) e VIII, i “Madrigali Guerrieri et Amorosi” (1638). “Concerto” è anche il titolo di una tela del Caravaggio del 1595, in cui viene rappresentata “una musica di alcuni giovani ritratti al naturale, assai bene” (secondo le parole di G. Baglione, biografo e rivale del pittore): l’accuratezza nella rappresentazione degli strumenti e della parte notata in mano ad uno dei cantori dimostra una grande familiarità con l’ambiente musicale; non bisogna dimenticare che lo stesso pittore dichiara in una lettera: “sappiate che io suono di chitarriglia et canto alla spagnuola”. Il termine “Concerto”, sebbene utilizzato già nel Rinascimento, si stava affermando proprio in quegli anni ed indicava un’ “aggregazione armoniosa” di diversi strumenti e di strumenti e voci; il significato originario di “concertare” era “gareggiare insieme” ma passò in seguito a quello di “concordare”, “mettere d’accordo”. In riferimento al libro monteverdiano, “Concerto” vuole rendere evidente l’eterogenea mescolanza di generi (madrigali, arie, canzonette, brani in stile rappresentativo, un balletto) e l’utilizzo particolare degli strumenti, ai quali vengono assegnate sia parti di accompagnamento come basso continuo, sia parti che interagiscono con le voci a livello melodico. Monteverdi plasma ad arte la musica sul testo (“…per signora dell’armonia pone l’orazione”, così lui stesso aveva riassunto il nuovo stile, la “Seconda Prattica”), in modo da esprimere al massimo grado gli “affetti”, i sentimenti che si trovano già nella poesia ma che vengono amplificati in modo da poter veramente suscitare nell’ascoltatore qualcosa che si avvicina quasi ad una esaltazione mistica. I “Madrigali guerrieri et amorosi” rappresentano il culmine artistico di questo stile, in cui Monteverdi riesce a rappresentare gli affetti mediante l’adozione di figure e tecniche compositive nuove e ponendole in contrasto tra loro: a momenti di tranquillità contemplativa seguono, spesso, scatti d’ira e concitazione, espressi, questi ultimi, mediante la tecnica, tipicamente monteverdiana, dello “stile concitato”. Di particolare importanza – e alla base della disputa sulla “Seconda Prattica” che vide come protagonisti Artusi e Monteverdi – vi era anche il particolare utilizzo delle dissonanze giustificate adesso soltanto dal testo e dall espressività che questo richiedeva, e non dal bagaglio di regole della tradizione contrappuntistica cinquecentesca. A questo “chiaroscuro musicale” ne corrisponde uno visuale in pittura: il Caravaggio crea le sue figure con un’estrema aderenza alla realtà (affine all’aderenza testo-musica): il naturalismo dei suoi soggetti è espresso essenzialmente attraverso il contrasto di luce ed ombra che fa risaltare la tridimensionalità del corpi (allo stesso modo di due “affetti musicali” contrastanti che, posti a contatto, intensificano ciascuno la propria carica espressiva). I brani eseguiti nel concerto sono rappresentativi di questo contesto musicale e culturale, e sono tratti essenzialmente dal VII e VIII libro di madrigali, con inserti di altre composizioni tra le quali la Toccata dell’Orfeo (1607), brano strumentale di apertura della “favola in musica”, e il famoso duetto Nerone-Poppea, “Pur ti miro, pur ti godo”, a chiusura dell’Incoronazione di Poppea (1643), brano di pervasiva sensualità e delizia canora.”

Ma adesso riportiamo il programma:

Toccata (da Orfeo) per strumenti

(1567 – 1643) Altri Canti d’Amore (da VIII libro Madrigali)

per voci e strumenti

Tempro la Cetra (da VII libro Madrigali)

per baritono e strumenti

Lamento della Ninfa (da VIII libro Madrigali)

con inserti strumentali di F. Cavalli (1602 – 1676)

per soprano, 2 tenori, basso e strumenti

Zefiro Torna – Ciaccona (da IX libro Madrigali)

con inserti strumentali di T. Merula (1595 – 1665)

per 2 baritoni e strumenti

Hor che il Cielo e la Terra (da VIII libro Madrigali)

per voci e strumenti

Sì Dolce e’l Tormento

(da “Quarto scherzo delle ariose vaghezze”)

per alto e strumenti

Interrotte Speranze (da VII libro Madrigali)

per 2 baritoni e strumenti

Pur ti miro (da “Incoronazione di Poppea”)

per soprano, alto e strumenti

Vago Augelletto (da VIII libro Madrigali)

per voci e strumenti

Gli interpreti musicali sono i seguenti:

Direttore                      Paolo Capirci

Soprani                       Andrea Manchée

Susanna Coppotelli

Alto                             Antonello Dorigo

Tenori                         Antonio Deriu

Fabrizio Giovannetti

Baritono                      Riccardo Primitivo Fiorucci

Basso/Baritono          Andrea Robino Rizzet

Violini                           Gabriele Politi

Alberto Caponi

Viole da gamba           Andrea Lattarulo

Diana Fazzini

Marco Ottone

Flauti                           Francesca Candelini

Marco Iamele

Giulia Ciarla

Violone                       Matteo Coticoni

Tiorbe                         Andrea Damiani

Fabrizio Carta

Chitarre barocche        Stefano Todarello

Lorenzo Sabene

Clavicembalo              Michele Chiaramida

Percussioni                  Riccardo Zelinotti

Domiziana Del Mastro

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