FCA

Ecco quello che in un comunicato stampa gli operai di della FCA di Piedimonte San Germano devono osservare, grazie anche ad un accordo con i sindacati, per il rientro al lavoro dopo l’emergenza coronavirus: “La FCA, con l’avallo di CGIL, CISL e UIL, pretende che gli operai certifichino il loro stato di salute prima del rientro in fabbrica. Un modo surrettizio per scaricare sui lavoratori eventuali problemi sanitari e le responsabilità che potrebbero insorgere da oggi ai prossimi mesi” In questi giorni la Fiat (FCA) ha comunicato via email ai propri dipendenti che, in virtù di una interpretazione dell’ art.3 del DPCM del 10 aprile 2020, il lavoratore “con fragilità specifiche che lo rendono ipersuscettibile rispetto al virus Covid 19…….dovra’ contattare il proprio medico curante che avrà il compito di valutare il suo stato di salute per eventualmente certificare la malattia e per necessità di isolamento o l’idoneità a svolgere la sua attività lavorativa presso la sede aziendale”. Si ricorda e si sottolinea che il Testo unico sulla prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, legge 81 del 2008, prevede che il datore di lavoro ha l’obbligo e il dovere di salvaguardare la salute del lavoratore e che deve essere il datore di lavoro a creare le condizioni favorevoli per la tutela e prevenzione.
La stessa legge 81/2008 prevede che il datore di lavoro si avvalga di figure competenti quali le RSPP (Responsabili sulla prevenzione e sicurezza) e i medici competenti aziendali. I medici competenti sono a conoscenza delle patologie del lavoratore, sono a conoscenza della mansione che il lavoratore stesso svolge e pertanto è il medico aziendale competente che valuta la idoneità o non idoneità temporanea del lavoratore. Se il datore di lavoro ritiene di non poter esser in grado di tutelare la salute del lavoratore e di esporlo a rischio contagio, non può pretendere che sia il lavoratore a dover risolvere la questione. Durante questa “emergenza” Covid, le sigle sindacali confederali si sono affrettate a soccorrere i padroni, firmando accordi nei quali si argina o in alcuni casi si annullano del tutto i ruoli di vigilanza e di controllo da parte delle aziende. La risposta “sindacale” non può essere quella di abbandonare il lavoratore, pretendendo che diventi anche medico di se stesso e l’azienda si limita a controllare la temperatura corporea all’ingresso. I lavoratori con serie patologie, spesso croniche, sono coloro che più usufruiscono della malattia. Se dovessero ricorrere ad ulteriori giornate di malattia metterebbero in serio pericolo il proprio posto di lavoro, rischiando di essere licenziati per superamento del periodo di comporto, o di non poterne far richiesta quando ne avranno realmente bisogno. Come FLMU invitiamo ove qualcuno ritiene di avere problematiche inerenti alla particolare situazione ed eventuali patologie pregresse di poter chiedere di essere sottoposto a visita di idoneità alla mansione e sarà onere del datore di lavoro provvedere in tal senso.”

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui