Paola Villa

Dopo l’annuncio delle sue dimissioni, il primo appunto da fare al suo discorso che non è farina del suo sacco, perchè troppo elaborato, troppo sicuro, troppo accusatorio nei confronti di Maurizio Costa. Ma d’altra parte, fin dal giugno del 2018, le persone che hanno capito che lei era la bandiera di un movimento populista destinato a sciogliersi come neve al sole, dopo il primo incontro avvenuto con i vertici di Acqualatina per avviare un discorso di rifacimento delle opere idriche, è arrivata a dire che lei ha avuto un tono più conciliante. E poi si è limitata a non votare il bilancio di Acqualatina, come ha fatto peraltro il suo più illustre predecessore Sandro Bartolomeo, che per qualità di oratoria politica è ben 10 volte superiore. Poi che il sindaco del Pd di passata memoria abbia gestito il Comune con una finanza allegra e lo abbiano poi sconfessato, questa è un’altra storia tuttavia da dimostrare. Certo Bartolomeo non ha lasciato deficit di bilancio, come ha fatto la signora Paola Villa in questi due anni. Se lei ha detto che nella sua sindacatura sono stati ripuliti due siti, gli si può dire tranquillamente che lo avrebbe fatto anche Bartolomeo. Alla signora Villa gli si imputa però di aver scelto come delegati ed assessori ed, in ultimo, anche il capo di gabinetto, delle persone che sono delle “persone per bene”, ma che hanno un legame molto forte con le vecchie amministrazioni del passato. E allora quale era il nuovo con il quale lei si è spacciata elettoralmente durante la campagna elettorale dei mesi del 2018? Questo i cittadini formiani ancora se lo chiedono, visto che molti erano tornati a votare proprio perché lei personificava il cambiamento, ma in realtà di nuovo si è visto ben poco, e quel poco in qualche occasione è stato rappresentato anche male. Ha fatto una critica nei confronti dei due assessori del gruppo”Ripartiamo con Voi” nelle persone di Alessandra Lardo e Pasquale Forte, che in realtà non hanno lasciato molti rimpianti, specialmente la Lardo che gli è sempre stata avanzata la critica della sua poca presenza in Giunta, mentre Pasquale Forte è stato sempre l’uomo di fiducia di Maurizio Costa, praticamente un mero esecutore di ordini. Tra delegati di bassa qualità amministrativa e di molta confusione è meglio non parlarne, anche perché il loro passaggio è stato sicuramente negativo. E poi il viadotto della Litoranea che tanto si è gridato per la sua totale mancanza di manutenzione, ma alla fine tutto è passato nelle mani del Prefetto, che ha avocato a se ogni decisione presente e futura. Ad un suo fedelissimo, Paolo Mazza, che stava facendo un buon lavoro sia per quanto riguarda il porto ed in particolare il Molo Vespucci, e la Rigenerazione Urbana, visto che comunque è del campo in quanto ingegnere, ha visto vanificare il lavoro di due anni per una decisione “non presa”. Il comparto immobiliare è fermo da tempo e il valore degli immobili scende inesorabilmente, e si pensa sempre che siamo alla fine degli anni 80 quando le persone venivano a comprare appartamenti e negozi con soldi in contanti prima dell’entrata in vigore delle leggi sul riciclaggio. Oggi l’economia cittadina, causa anche la pandemia di covid, è ridotta ai minimi termini, ma in realtà in declino già da almeno una decina d’anni, un’economia basata sul commercio e sui servizi, visto che le industrie sono ormai praticamente scomparse dal nostro tessuto economico, se non presente in qualche situazione alle porte di Penitro, mentre la pesca è ormai ridotta al lumicino. Puntare un una attività stagionale come la balneazione non ha pagato, anche se la Villa in questi due anni ha provato a rianimarla anche con iniziative legate all’ambiente, ma che hanno visto sicuramente il più competente assessore Orlando Giovannone a lavorare in questo senso, forse il più bravo visto che sono state fatte delle pagelle che lo hanno visto come il migliore di quetsa giunta. E si arriva ai due assessori tra i più criticati, ossia il vicesindaco e assessore alla Cultura Carmina Trillino che, al di là di una presunta abilità scrittoria ma che ancora deve essere verificata a pieno, le sue scelte stavano creando situazioni di disagio, come per esempio le presentazioni dei libri in un luogo come la biblioteca Testa che è difficilmente raggingibile per le persone non abili, e poi il presunto smantellamento dell’Archivio Storico, che in questi ultimi due anni ha visto persone, che con la storia hanno poco a che vedere, ci hanno messo le mani. Si spera che con la caduta della Villa questo finisca, così come delle mostre in un luogo difficilmente appetibile dalle persone come la Torre di Mola, peraltro urbanisticamente inaccessibile dalle persone disabili – basta ricordarsi di una Formia in Giallo con 70 persone ammassate in 20 metri quadrati e con due disabili che alla fine hanno deciso di andare via, e si può comprendere il perché – non è il massimo dell’accoglienza. E anche se sono stati fatti degli incontri con persone di grido, il giudizio è tutt’altro che positivo, visto che la colpa della chiusura del Teatro Remigio Paone ricade anche su di lei. Il “peggio del peggio” è stato Kristian Franzini, che come già assessore al commercio voleva abbattere il passato economico della città, senza tuttavia riuscirci. Come assessore al turismo è stato insignificante e spendaccione, anche se lui sostiene il contrario. Le due annate del Festival della Commedia Italiana, 15 mila euro praticamente a “fondo perduto” per il film Compromessi Sposi e una raffazzonata edizione delle Notti di Cicerone lo hanno reso inviso a tutta la cittadinanza, e poi isolare in quel modo Via Abate Tosti per l’isola pedonale lo ha reso ancora più antipatico: risultato zero. I due nuovi assessori De Tata e Melchionna non pervenuti in quanto, sono stati in carica per poco tempo, mentre Biagio Attardi, un dirigente comunale del passato, è da considerarsi rivedibile. Allora i due assessori che sono andati via in tempi non sospetti come Fulvio Spertini, che ha avvisato del rischio che si correva con i conti del Comune, mentre Gianni D’Angiò ha provato a mettere ordine in una situazione deficitaria dei servizi sociali, ma con due delegati che praticamente erano di fatto dei “controllori” messi li dal sindaco, non ha potuto lavorare bene. Per questo motivo il programma elettorale “delle piccole cose” è da considerarsi miserabilmente fallito. Tralasciando altre situazioni create dal questa amministrazione, come il fatto di aver perduto per sempre la proprietà del Multipiano di Via Vitruvio che ha rappresentato il “pezzo forte” della mala gestione Villa. Così come affidare il sevizio di gestione dei parcheggi della città ad una società appena costituita e che ha creato tanti problemi, a cominciare al rapporto con i lavoratori della stessa azienda K-City, che sono in sofferenza lavorativa e di situazione gestionale praticamente arrivata allo sbando. E lei ha detto che le sue dimissioni non sono revocabili, ma deve cominciare a pensare che le dovrà rendere esecutive al più presto. Ma il pezzo forte è quello di aver fatto una delibera ad hoc per la questione degli impianti di itticoltira prospicienti il litorale di Vindicio, una questione che Sandro Bartolomeo ha sempre cercato di risolvere ma con scarsi risultati, e lei ora lo vuole far passare come una sua effimera vittoria di Pirro in chiave futuristica elettorale. Mitrano, il sindaco di Gaeta, che da lei è stato chiamato in casua, gli ha risposto per le rime: “L’ho sempre detto,  il sindaco di Formia ha un’autentica ossessione della mia persona e del mio ruolo. Mi pensa troppo. Se ho tanti amici e lei no, il problema non è mio ma suo. Quella delibera, poi, puzza di populismo. Io spero che tanti imprenditori del settore non le chiedano i danni perché le revoche, da che mondo è mondo, le rilasciano i dirigenti e non la Giunta o il consiglio comunale.” Questa risposta basta per gettare sabbia sul fuoco per spegnere i suoi bollori per una nuova campagna elettorale basata su un tema caro ai suoi affezionati “peones”, che però sono sempre di meno, perchè non è più la situazione del 2017. La congiuntura astrale che le ha permesso di affermarsi non esiste più, e speriamo che se ne stia rendendo contro. Intanto è in arrivo la diffida del Prefetto di Latina Maurizio Falco ad approvare la salvaguardia degli equilibri di bilancio. Il sindaco sa di  dover comunicare entro sabato 19 dicembre se intende continuare a governare il Comune, revocando le dimissioni ed approvando gli equilibri di bilancio. Ma le sue consultazioni, avviate già dalla giornata in cui ha rassegnato le dimissioni, devono dimostrare un forte convincimento in quelli che sono stati i suoi consiglieri, i suoi compagni di viaggio politici che l’hanno sostenuta fino al 30 novembre. Il vento dell’antipolitica si è ormai spento, è profondamente calato, il suo stile sicuramente anticonformista e anti istituzionale – e lei stessa lo ha sempre rimarcato questo aspetto, creando non pochi imbarazzi – non sono stati ben graditi, se non da pochissimi eletti. E questo atteggiamento ha inevitabilmente acuito sempre di più il distacco tra il palazzo comunale e la popolazione formiana, ormai rassegnata ad andare a votare dopo due anni e mezzo per scegliere – almeno è una recondita speranza – un sindaco sicuramente più politico e fortemente attaccato alla istituzionalità dell’Ente, al di là della appartenenza politica che sia di destra o sia di manca. Se sarà così, Paola Villa dovrà ritornare al suo mestiere di professoressa alla Vitruvio Pollione, sperando che i suoi sforzi di poterla costruire nuova non vadano vanificati nella perdita del finanziamento da 11 milioni di euro proveniente dalla Regione Lazio. Ma molti non sentiranno sicuramente la mancanza di colei che, negli annali della storia politica formiana, è stata la prima donna a sedersi sulla poltrona del palazzo comunale sito in Via Vitruvio.

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