Asilo comunale di Formia – foto di Pietro Zangrillo

Il Comune di Formia non si arrende: dopo aver perso al Tar, adesso ha fatto ricorso a questa sentenza, ma che si è scoperto che una cooperativa privata, che ha dei forti conflitti d’interessi con la stessa maggioranza, non può effettuare il servizio di gestione dell’asilo nido comunale sito all’ex ristorante “la Quercia” in Via Vitruvio. Questo fatto lo ha ben rimarcato il consigliere comunale Claudio Marciano in un posto pubblicato su Facebook: “Continua la querelle dell’asilo nido comunale. Dopo aver perso al Tar, il Comune ha deciso di ricorrere in appello. Lo fa a luglio avanzato, a poche settimane dalla riapertura del servizio. Un atto irresponsabile che rischia di riprodurre il pericolo di interruzione del servizio ad anno scolastico avviato, di rimandare lo spostamento del nido nei nuovi locali, di mettere a rischio le iscrizioni che sono in corso, di generare disagio e paura nelle maestranze.
Cui prodest questo ricorso? Unicamente al Consorzio Intesa, cioè a una cooperativa privata che però intrattiene imbarazzanti conflitti di interesse con la maggioranza. Evidentemente, vengono prima questi e poi i bisogni di bambini e famiglie, già messi in crisi dall’emergenza covid.
Di fronte ad uno scenario così drammatico è dovere della politica fare delle scelte e respingere, oltre che le pelose promiscuità interne, gli automatismi burocratici che giustificano la precarizzazione di un servizio fondamentale. Non si può infatti, partecipare a un conflitto legale e, pertanto, diventare complici di una degradazione qualitativa del servizio, semplicemente perché si vogliono recuperare i 3000 euro di spese legali persi nel primo ricorso.
In questa vicenda emerge con nettezza l’insostenibilità delle logiche di mercato applicate alla gestione di un servizio educativo. Il problema è che ogni tre anni si fa un appalto, e quindi si applica una procedura valutativa capitalistica, per un servizio che richiede continuità educativa, investimento in formazione degli insegnanti e un approccio fondamentalmente sociale. Se non si cambia governance il rischio è di congelare qualsiasi discorso strutturale sul nido, essendo lo stesso soggetto ad una precarietà gestionale inaccettabile.
Mai come in questo settore la soluzione è la gestione totalmente pubblica, con una forte partecipazione dei genitori, e una leva tariffaria capace di raggiungere le centinaia di famiglie che oggi non accedono al servizio perché troppo costoso.”

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