Damiano Coletta

Ci sono state delle ore convulse dopo la conferenza stampa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella serata del 18 ottobre in vista del nuovo Dpcm con le nuove misure in vigore fino al 13 novembre prossimo per fronteggiare la diffusione del coronavirus. Il nodo quello legato alla facoltà lasciata ai sindaci di chiudere vie e piazze dopo le 21 in presenza di assembramenti. Nella notte il Dpcm è stato modificato proprio in questa parte con il testo definitivo pubblicato in Gazzetta Ufficiale e diffuso anche sul sito del Governo che è stato modificato: “I sindaci potranno disporre la chiusura al pubblico dopo le 21 di vie e piazze dove si creano assembramenti, consentendo l’accesso solo a chi deve raggiungere esercizi commerciali o abitazioni private”, aveva affermato il premier a palazzo Chigi durante la conferenza stampa di domenica sera (parte presente nella bozza del Dpcm), ma la misura ha fatto andare su tutte le furie i primi cittadini che si sono sentiti scaricare addosso tutte le responsabilità. Nel Dpcm firmato e pubblicato sul sito di palazzo Chigi, quel riferimento ai primi cittadini non c’è più: “Delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento – si legge nel testo approvato – può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private”. Il primo a protestare è stato il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Decaro: “Il Governo senza nemmeno affrontare il tema nelle numerose riunioni di queste ore, inserisce in un dpcm una norma che sembra avere il solo obiettivo di scaricare sulle spalle dei sindaci la responsabilità del coprifuoco agli occhi dell’opinione pubblica. Questo non lo accettiamo”. Sulla stessa lunghezza d’onda è stato anche il sindaco di Latina Damiano Coletta che ha manifestato nella serata del 18 ottobre la sua posizione attraverso due messaggi su Twitter: “La situazione coronavirus è complicata, richiede l’impegno di tutti. Hanno però ragione Antonio Decaro, Dario Nardella e gli altri sindaci a dire che il peso del coprifuoco non può essere lasciato solo ai Comuni. Così si scarica sui sindaci la responsabilitàdi una scelta senza avere sufficienti strumenti di controllo”.

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