Cori

A spiegare il quadro della completo della situazione, dall’arrivo dei migranti da Lampedusa martedì sera fino al trasferimento dei 43 negativi avvenuto nella mattina del 31 luglio, è stato il sindaco della cittadina Mauro De Lillis. I cittadini extracomunicati, in parte provenienti dai Paesi africani e in parte dal Bangladesh, hanno infatti già raggiunto l’ex monastero del santuario di Cori dove trascorreranno un periodo di quarantena:  “Sono stati giorni intensi, trascorsi in Prefettura, per dirimere la destinazione dei 55 migranti provenienti da Lampedusa.  Se pur inizialmente si paventava l’idea di trasferire queste persone a Cori, la stessa era stata archiviata dalla Prefettura accogliendo le istanze del Comune di Cori. Questo significa che al momento del Consiglio comunale il Comune di Cori non era più contemplato come meta di destinazione per l’accoglienza. Se non ho riferito in Consiglio è per questo: Cori non era più luogo, ripeto, di destinazione. Era stata individuata un’altra strada  e cioè quella di allestire un campo presso la ex Rossi Sud adeguato di tutte le misure igienico sanitarie e di sicurezza tale da poter ospitare i migranti per 14 giorni (il tempo della quarantena) per poi procedere al loro rimpatrio. Al lavoro dell’allestimento del campo ha partecipato anche il Comune di Cori mettendo a disposizione i letti del Latium Festival. Questa ipotesi nella giornata di ieri degenera, perché la maggior parte dei migranti, minorenni non accompagnati, notizia acquisita sempre nella giornata di ieri, avrebbe comportato delle misure di accoglienza non più sostenibili in un campo (anche ben allestito), ma sarebbe stata necessaria una struttura. Vorrei aggiungere che il fatto che si tratti di minori soli non può lasciarci indifferenti da un punto di vista umano: ci troviamo di fronte a dei ragazzi. Da quel momento è rientrata in campo l’ipotesi della struttura di Cori, che secondo Prefettura, Questura, carabinieri ed Asl risulta la più idonea per accogliere e gestire in via temporanea i migranti e questo tipo di emergenza in quanto permette. un sistema di controllo più efficace e stringente. Il controllo sarebbe stato molto più difficoltoso se si fosse fatta la scelta di distribuire i migranti in più strutture (di piccole dimensioni) sul territorio provinciale. Il quadro, in estrema sintesi è questo”. Il primo cittadino chiarisce poi che gli 80 richiedenti asilo che erano già presenti al santuario della Madonna del Soccorso sono stati collocati in altri Cas presenti sul territorio e sostituiti dai 43 migranti negativi al tampone. Tutti saranno assistiti h24 e tenuti sotto osservazione costante da parte della Asl e delle forze dell’ordine che si alterneranno con un certo numero di uomini per garantire sicurezza ed evitare il rischio di eventuali fughe. Ha detto ancora il primo cittadino di Cori: “Ora, credo che la politica della provincia di Latina debba apprendere da questa esperienza che il tema dell’immigrazione non va sempre affrontato con l’emergenza. Gli sbarchi ci sono e ci saranno e pertanto il territorio provinciale tutto deve attrezzarsi in modo strutturato e organizzato ed evitare nel futuro di coinvolgere sempre le stesse comunità che si sono sempre dimostrate vocate al valore dell’accoglienza.”Quanto all’ultimo caso di Coronavirus registrato a Cori,   il sindaco precisa che i suoi familiari sono ad oggi tutti negativi.

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