IL CERVELLO DI ALBERT EINSTEIN VENNE SOTTRATTO DOPO IL DECESSO

imgresNel libro “Ossa, cervelli, mummie e capelli”, si narra della intricata vicenda riguardante le spoglie mortali del grande scienziato Albert Einstein genio della relatività, una delle figure più illustri del secolo precedente. Nella primavera del 1955, la rottura dell’aorta addominale, gli causò un aneurisma cerebrale, ricoverato all’ospedale di Princeton, città del New Jersey, spirò la notte del 18 aprile. Il patologo Harvey, al cospetto della salma del grande fisico, dopo aver eseguito l’autopsia, fu colto da un irragionevole impulso e dopo aver estratto ed esaminato il cervello, invece di riporlo nella calotta cranica, se ne impadronì. Quando la salma venne riconsegnata ai parenti, nessuno immaginò che era priva di un organo, Harvey come prima cosa pesò il cervello e scoprì che era di 1.230 grammi, un po’ più piccolo della media (1.250 grammi). Il giorno successivo convocò una conferenza stampa, dove dichiarò che aveva trattenuto il reperto con l’obiettivo di studio, in seguito lo portò presso un laboratorio specializzato per sezionarlo in centinaia di sottilissime fette e inviò una fettina del cervello del grande scienziato ai ricercatori che ne facevano richiesta. I risultati rivelarono che la corteccia cerebrale aveva una tale densità di neuroni, che i processi mentali del grande fisico, reclamavano minore dispendio energetico, il padre della relatività, inoltre, dal momento che aveva suonato il violino fin dall’infanzia, presentava una sorta di tumefazione nell’area della corteccia, il cosiddetto “bernoccolo della musica”. La Direzione sanitaria dell’ospedale di Priceton sospese dal servizio il patologo Harvey e dopo un paio d’anni, fu definitivamente licenziato ed espulso a vita dall’ordine degli ematologi-patologi. Quando l’anziano medico morì nel 2007, confermò quanto aveva sempre asserito, cioè rivendicò la motivazione puramente scientifica del suo gesto: oggi è possibile per chiunque osservare il cervello di Einstein, le immagini di 350 fettine, sono state digitalizzate e trasformate in applicazioni per tablets e smartphones.
Rino R. Sortino

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