Lo scritto di Emile Zola

Il 7 febbraio del 1898  ebbe inizio presso la Corte di Assise di Parigi, il processo contro Émile Zola, accusato di aver diffamato lo Stato Maggiore dell’Esercito Francese con il suo editoriale “J’Accuse…!”. All’epoca dei fatti Émile Zola, giornalista presso “L’Aurore”, pubblicò un editoriale, lettera aperta al Presidente della Repubblica Francese, Félix Faure, in difesa del capitano, di origine ebraica, Alfred Dreyfus, in servizio presso lo Stato Maggiore dell’Esercito, accusato di spionaggio a favore dei tedeschi. Nella sua lettera Zola aveva denunciato larbitrio giudiziario e la manipolazione dell’informazione, scagliandosi contro quelli che lui definì i nemici “della verità e della giustizia”. In una Francia pervasa di antisemitismo, Zola si difese leggendo un discorso, attaccando esercito e politica, individuando responsabilità ed omissioni, con nomi e cognomi, e minaccerà di distruggere tutte le sue opere se Dreyfus venisse ritenuto colpevole. Il processo durò dal 7 al 23 febbraio. Zola fu condannato a 1 anno di carcere e a 3 mila franchi di ammenda per vilipendio delle Forze Armate oltre alle spese processuali, per un totale di 7.525 franchi, che pagò per lui l’amico scrittore Octave Mirbeau.  Il capitano Dreyfus fu condannato alla degradazione con infamia, che avvenne nel cortile della Scuola militare,  e alla deportazione perpetua ai lavori forzati nella colonia penale dell’Isola del Diavolo nella Cayenne francese. Il caso Dreyfus divenne un affare di stato (l’Affaire Dreyfus). Intorno ad esso si mobilitarono, oltre a Zolà, gli intellettuali di tutto il mondo, tanto che il caso fu riaperto. 8 anni dopo, nel 1906, il complotto nei confronti dell’innocente capitano fu smascherato, la Corte di Cassazione annullò la sentenza e il capitano Dreyfus venne riabilitato e reintegrato nell’Esercito. L’ufficiale morì nel1935. Purtroppo Zola non potè godere della sua rivincita morale, in quanto morì il 29 settembre 1902, prima della sentenza assolutoria.

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