Il 4 maggio 1861 ci fu un provvedimento a firma del Ministro della Guerra Manfredo Fanti che decretava la fine dell’Armata Sarda e la nascita dell’Esercito Italiano: “Vista la legge in data 17 marzo 1861, colla quale S.M. ha assunto il titolo di Re d’Italia, il sottoscritto rende noto a tutte le Autorità, Corpi ed Uffici militari che d’ora in poi il Regio Esercito dovrà prendere il nome di Esercito Italiano, rimanendo abolita l’antica denominazione di Armata Sarda.”

Firmato ​
Manfredo Fanti,
Ministro della Guerra.


La storia del nostro Esercito ha radici molto più lontane e profonde che affondano e fanno proprie quelle dei precedenti stati preunitari che hanno contribuito a costituirlo. Ma una volta costituito il Regno d’Italia si avvertì l’esigenza di un forte esercito unitario, erede delle campagne riosorgimentali. Le importanti riforme attuate dallo Stato Maggiore di Vittorio Emanuele II per riconvertire la vecchia Armata Sarda nel primo Esercito Italiano, iniziarono alla conclusione della seconda guerra di indipendenza, alla fine del 1859. Il piccolo esercito regionale del Re di Sardegna non era più sufficiente ad assolvere i complessi compiti che avrebbe dovuto affrontare il nuovo esercito a base nazionale. Le operazioni di riunione, di tutte le forze militari disponibili nel paese iniziarono negli ultimi mesi del 1859 concludendo una prima fase organizzativa nel marzo del 1861; infatti nella nota n. 76 del 4 maggio 1861, il Ministro Fanti “rende noto a tutte la Autorità, Corpi ed Uffici militari che d’ora in poi il Regio Esercito dovrà prendere il nome di Esercito Italiano, rimanendo abolita l’antica denominazione d’Armata Sarda”​. Prima che anche i due restanti eserciti preunitari, il Borbonico ed il Garibaldino, venissero integrati pur con qualche distinguo, l’Esercito presentava una struttura basata su cinque Corpi d’Armata dei quali quattro erano formati ognuno da tre divisioni, ciascuna con due brigate di Fanteria, due battaglioni Bersaglieri e tre batterie d’Artiglieria, più una brigata di Cavalleria su 3 reggimenti.​​
Fuori dai Corpi d’Armata c’era un’altra divisione di Cavalleria con quattro reggimenti e due batterie a cavallo. I reggimenti di Fanteria e Cavalleria avevano rispettivamente ordinati su quattro battaglioni/squadroni. L’Artiglieria comprendeva un totale di otto reggimenti di cui il 1° era di pontieri e operai, il 2°, 3° e 4°, appartenevano all’artiglieria da piazza, su 12 compagnie ciascuno, il 5°, 6°, 7° ed 8°, erano “da campagna” con 12 batterie ciascuno. Le batterie a cavallo erano parte del 5° reggimento. Il Genio venne ordinato su due reggimenti di 16 compagnie ciascuno.​

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