Risiera di San Sabba

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, e più precisamente dopo l’8 Settembre 1943, venne istituito a Trieste, presso l’ex Risiera di San Sabba, l’unico campo di sterminio nazista presente sul territorio italiano (denominato “Stalag 339”), dove venivano prevalentemente uccisi ebrei, detenuti politici, croati e sloveni. I prigionieri venivano uccisi tramite l’inalazione dei gas dei motori diesel degli autocarri nazisti, fucilazione, tortura e colpi di mazza alla nuca. Alla fine della guerra si conteranno tra le 3.000 e le 5.000 vittime. Il 4 Aprile 1944 entrò in funzione il forno crematorio, l’unico in Italia, ricavato dall’essiccatoio in cui veniva asciugato il riso. Qui, sin dal primo giorno, vennero inceneriti i corpi di 70 prigionieri uccisi il giorno prima. I nazisti, dopo aver incenerito le vittime, raccoglievano le loro ceneri in grossi sacchi e le portavano al porto di Trieste, dove venivano imbarcate su grosse imbarcazioni che le gettavano al largo del Golfo. Il 29 Aprile 1945 i nazisti in fuga fecero saltare il forno crematorio con la dinamite per eliminare le prove dei loro crimini, che comunque furono raccolte tramite le varie testimonianze degli ex prigionieri del campo e tramite la scoperta, tra le macerie del forno, di ossa e ceneri umane.

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