L’arresto di Robespierre

Una volta venuto meno il pericolo di un’invasione straniera, le misure eccezionali, emanate durante il Terrore, iniziarono a sembrare eccessive e i loro responsabili a essere malvisti, anche perché il crescente clima di terrore faceva sì che chiunque si sentisse un possibile bersaglio e futura vittima, in particolare dopo che era stato ghigliottinato anche Danton, uno dei capi più accesi e popolari.  I nemici di Robespierre misero in giro la voce che volesse restaurare la monarchia costituzionale istituita nel 1791, ponendo sul trono il delfino Luigi Carlo, di nove anni, allora prigioniero dopo l’esecuzione della regina Maria Antonietta nel 1793, e nominare sé stesso reggente del regno Dopo quattro settimane di assenza il 26 luglio 1794, Robespierre si presentò alla convenzione, dove tenne un discorso di più di due ore. Egli ammonì sulla possibilità di una cospirazione contro la Repubblica, minacciò alcuni deputati che avevano, a suo parere, agito ingiustamente e avevano ecceduto nei loro poteri e che andavano puniti, e suggerì che il Comitato di Salute Pubblica e quello della Sicurezza generale, suo avversario da molto tempo, fossero rinnovati. Queste velate minacce crearono grande agitazione nella Convenzione. Robespierre non aveva fatto nomi e ci si chiese chi fossero i deputati destinati ad essere puniti. Tutti erano peraltro sorpresi che l’Incorruttibile imputasse il terrore agli eccessi di quel Comitato di Salute Pubblica di cui lui stesso era membro. La maggioranza del Comitato di Salute Pubblica era determinata ad agire prontamente. La Convenzione, di primo acchito, mossa dall’eloquenza di Robespierre, approvò la sua mozione: “Popolo, ricordati che se nella Repubblica la giustizia non regna con impero assoluto, la libertà non è che un vano nome!”. A dimostrazione che il clima era decisamente cambiato, nella seduta del 27 luglio quando Saint-Just, molto vicino a Robespierre, iniziò a parlare alla Convenzione, fu continuamente interrotto da violente proteste. Jean-Lambert Tallien, Billaud-Varenne e Vadier attaccarono nuovamente Robespierre e numerose furono le grida di “abbasso il tiranno!”. Quando Robespierre esitò nel replicare a questi attacchi, si alzò il grido C’est le sang de Danton qui t’étouffe (è il sangue di Danton che ti soffoca). Seguì una rissa in cui Tallien sguainò un pugnale e minacciò Robespierre in mezzo alla Convenzione. Robespierre tentò invano di continuare a parlare, ma, alle cinque del pomeriggio, lui, Couthon e Saint-Just, con due altri giovani deputati, il fratello minore Augustin Robespierre e Philippe-François-Joseph Le Bas, gli unici rimasti nella convenzione a sostenere Robespierre, furono arrestati. Robespierre ebbe parole di rassegnazione prima di essere arrestato: “La Repubblica è perduta…i briganti trionfano”.

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