Titina De Filippo
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Si chiamava Annunziata ed era la figlia naturale di Eduardo Scarpetta e Luisa de Filippo ed era nata a Napoli nel 1898 il suo esordio a teatro è a sette anni. Era Peppiniello nella commedia “Miseria e Nobiltà”, che è stata scritta dal padre e portata al successo cinematografico dal grande Totò. La sua infanzia e la sua educazione sono di tipo borghese: suona il pianoforte, scrive poesie, dipinge, impara il francese, e già da piccola ha dimostrato una rara capacità di apprensione, ma il suo vero amore è il teatro, e sotto la direzione di Eduardo Scarpetta inizia a calcare le scene. Ed in teatro che un giorno incontra l’uomo della sua vita, Pietro Carloni, anch’egli figlio d’arte, che sposa nel 1922. In quell’anno inizia il sodalizio teatrale più importante per la giovane Titina, quella con i suoi fratelli Eduardo e Peppino. Nasce così il Teatro dei De Filippo, quello che porterà in scena delle opere memorabili e tuttora immortali. Titina lo ha raccontato così: “Si può dire che li vedevo per la prima volta. Prima di quel momento confesso di non averli mai conosciuti veramente. Quei ragazzi scorbutici, chiusi in loro stessi, avevano vissuto un’infanzia curiosa, particolare“. L’attrice si riferisce all’infanzia dei tre fratelli, figli di quella che attualemtne si chiama “famiglia aperta” ma che per l’epoca era motivo di scandalo,anche se tutti i componenti lo vivevano con la giusta naturalezza. Il sodalizio dei tre De Filippo è un successo incredibile anche se non è destinato a durare, nel culmine qualcosa si rompe e la compagnia si divide. Qualche anno dopo hanno riprovato a ricostruire la compagnia, grazie alle parole di Renato Simoni,uno dei critici più importanti del momento sul “Corriere della Sera”. Purtroppo magia dura pochissimo e i tre fratelli si separano di nuovo, dopo la seconda guerra mondiale il Eduardo sforna “Napoli Milionaria” e “Questi Fantasmi” per poi suggellare la sua genialità teatrale in “Filumena Marturano“. Proprio la sorella Titina a interpretrare Filumena, le critiche ne esaltano la naturalezza con cui l’attrice porta in scena il personaggio,alternando parti comiche e drammatiche con bravura senza eguali. Ormai Titina è entrata di diritto fra le attrici più acclamate, il pubblico quando entra in scena è in visibilio e non lesina applausi a scena aperta. L’attrice, proprio in quel periodo, inizia ad avere seri problemi di salute, tanto che nel 1948 una bronchite rischia di esserle fatale. Anche il cuore inizia a dare cenni di cedimento e per un pò l’attrice si è ritirata dalle scene, dedicandosi all’altra sua passione, la pittura. I suoi quadri vengono esposti in una galleria di Parigi trovando il favore di un estasiato Jean Cocteau. Ma Titina non trova pace e ritorna di nuovo in scena qualche tempo dopo sia a teatro che al cinema, anche in qualche comparsata in televisione nei programmi dell’epoca. Scrive una commedia, quasi una biografia, ma la stanchezza si fa sentire e decide di ritirarsi per sempre dalle scene. Dipinge, scrive, si dedica al volontariato, il suo tempo non è mai tempo sprecato, finchè il 26 dicembre nel 1963 in cui il suo cuore l’abbandona definitivamente. In questi anni di lei si è scritto tanto, il suo nome ancora riecheggia nei teatri e la sua “Filumena” è una parte della sua eredità che ci ha lasciato.

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