Il 25 aprile ad Aprilia

25 Aprile ad Aprilia

 Aprilia ha celebrato la Festa della Liberazione e l’83° anniversario della Fondazione della città. Per l’occasione è stata organizzata una mattinata di celebrazioni che si sono aperte alle 9 in Piazza Roma. Dopo la messa nella chiesa di San Michele Arcangelo e la deposizione di una corona d’alloro al Monumento ai Caduti, è stata la volta dell’esibizione della Fanfara dei Bersaglieri e poi la cerimonia si è spostata nell’aula consiliare Luigi Meddi, dove si è tenuto il discorso del sindaco Antonio Terra e gli interventi del presidente dell’Anpi- sezione di Aprilia, Filippo Fasano, del presidente nazionale Acli Roberto Rossini e del presidente dell’associazione Bersaglieri di Aprilia Edoardo Tittarelli.

Di seguito integralmente il discorso integrale  del primo cittadino di Aprilia:

“In questo giorno di festa, desidero anzitutto rivolgere ad ognuno di voi un caloroso benvenuto in quest’Aula. Oggi la nostra Città celebra una doppia ricorrenza che può esser ben sintetizzata dal luogo nel quale ci troviamo. Questa Aula infatti non potrebbe esistere senza Aprilia, che fu fondata il 25 aprile di 83 anni fa. Allo stesso tempo, essa non potrebbe assolvere alla sua primaria funzione politica, senza il 25 aprile del 1945. Tra questi banchi, infatti, oggi siedono i consiglieri comunali, che rappresentano la volontà delle cittadine e dei cittadini apriliani, unici veri “sovrani” di questa Città. Oggi, in un’epoca a volte distratta e superficiale, questa conquista potrebbe apparirci una formalità di poco conto. Non è così. E la celebrazione del 25 aprile ogni anno ce lo ricorda. Ci impone di fare memoria non solo della barbarie del nazifascismo ma anche del sacrificio di tantissime italiane e tantissimi italiani, che non esitarono ad anteporre il bene del Paese alla propria vita e ai propri affetti. I valori di libertà, le aspirazioni democratiche e la ricerca del bene comune traspaiono oggi nelle pagine e negli articoli della nostra Costituzione, che molti non esitano a definire “la Costituzione più bella del mondo”. Vorrei in questa sede ricordare alcuni passaggi di quella straordinaria esperienza di democrazia che fu l’Assemblea Costituente. Rileggere il dibattito tra i padri costituenti è un esercizio che ci fa comprendere la portata unica e lo spessore umano e intellettuale di quanti presero parte a quella fase storica. È forse un esercizio che andrebbe tramandato anche ai più giovani, magari attraverso la reintroduzione dell’insegnamento dell’educazione civica a scuola, di cui si parla in queste settimane, anche grazie all’iniziativa dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. A me preme ricordare come tra i banchi dell’Assemblea chiamata a scrivere la nostra Carta Costituzionale vi fossero uomini e donne provenienti da diverse tradizioni politiche, talvolta agli antipodi su numerose questioni. Eppure socialisti, comunisti, democristiani, liberali… in quel frangente, consapevoli del compito alto al quale erano stati chiamati, seppero metter da parte le naturali e legittime divergenze. In gioco, infatti, non c’era solo un testo giuridico ma il futuro del nostro Paese, che usciva dalla dittatura fascista e dalla violenza indicibile della guerra. Il compito alto e la vicinanza ai bisogni della gente comune seppero guidare quei politici nella ricerca corale di una forma capace di rispettare e valorizzare le differenze, di indicare la strada da percorrere insieme e i limiti necessari a contenere il potere ed evitare il ripetersi della tragedia da cui il Paese era appena uscito. Come non vedere nella nobile fatica dell’Assemblea Costituente un messaggio alla politica di oggi, che spesso ci appare avvolta su se stessa, priva di una direzione e di valori positivi da mettere a disposizione del futuro del Paese? Come non intravedere nella filigrana della Costituzione anche un invito ad abbassare i toni dello scontro, soprattutto quando è in gioco il patto originario su cui si regge la comune appartenenza all’Italia e la condivisione di un destino comune? E ancora: come non scorgere nella lungimiranza dei nostri padri costituenti la spinta ad impegnarci per superare persino le divisioni etniche e nazionali? Penso al disegno inclusivo che slega l’essere italiani da un semplice fatto “genetico” ma anche alla visione di un’Italia perno della costruzione di un’Europa unita e di un Mediterraneo dialogante. Entrambe le suggestioni non sono espressamente previste dalla Carta Costituzionale, ma sarebbe sciocco non intravederne le premesse e persino gli accenni, tra gli articoli della nostra Legge Fondamentale. Sono aspetti, questi, che oggi risuonano in un’Europa che sembra in procinto di fare dannosi passi indietro e in un Mediterraneo avvolto da scenari di morte e di guerra. La Costituzione e anche la storia di Aprilia, però, sembrano suggerirci che è proprio tra le macerie, sotto le bombe o tra la miseria umana, che si annida il seme della speranza. E la speranza passa attraverso i gesti e la volontà delle donne e degli uomini di oggi. Questo 25 Aprile, dunque, ci ricordi il nostro dovere di apriliani, di italiani e di europei. Il dovere dell’impegno per costruire e ricostruire spazi comuni, capaci di unire. Il dovere della difesa degli ideali scolpiti nella nostra Costituzione. Il dovere di assicurare ai nostri figli e ai nostri nipoti un mondo migliore di quello che abbiamo ricevuto in consegna. Il dovere di costruire una casa europea capace di assicurare nel continente e nel mondo intero un futuro di sviluppo, di pace e di progresso per tutti. Viva la Costituzione, viva Aprilia, viva l’Italia, viva l’Europa.“

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