Lapide

Nelle prime ore del 22 luglio del 1944,nella cittadina di San Miniato un ufficiale tedesco, accompagnato dall’interprete, si presentò al Palazzo Vescovile chiedendo di parlare con il vescovo Ugo Giubbi. L’ufficiale, dopo essersi lamentato del fatto che la popolazione si trovasse ancora in città nonostante l’ordine di sfollamento, presentò al vescovo la richiesta di avvertire tutti i civili affinché si radunassero per le ore 8 in Piazza dell’Impero e dopo che il vescovo fece osservare le difficoltà di accesso al luogo, dovute tra l’altro alle strade ingombre di macerie, propose di concentrare la popolazione in due piazze, quella dell’Impero e quella del Duomo. L’ufficiale accettò la cosa e il vescovo a quel punto comunicò alla cittadinanza l’ordine per mezzo dei suoi chierici. La popolazione iniziò ad arrivare nelle due piazze, molto impaurita dalla possibilità che la concentrazione fosse il preludio a una nuova strage anche se i soldati tedeschi assicuravano che: “il raduno era l’unico modo per tenere la gente lontana dalle strade che sarebbero state interessate dalle manovre militari delle truppe tedesche”. A metà mattina, verso le 10, cominciò un fitto cannoneggiamento americano che colpì inizialmente le pendici a sud della città, interessando anche il convento e le sue possenti mura e di conseguenza i soldati tedeschi, a guardia dell’edificio, lasciarono che i frati facessero scendere tutti quelli che si trovavano in chiesa nei sotterranei, detti di Sant’Urbano, dove sarebbero stati al sicuro. A distanza di un quarto d’ora il fuoco dell’artiglieria si spostò sul lato nord-est della città interessando la zona del duomo, il viale della Rimembranza il poggio della rocca, via Umberto I. Durante questa fase un proiettile, probabilmente da 105 mm ad alto potenziale, entrò nella chiesa provocando l’esplosione che causò cinquantacinque vittime, la maggior parte delle quali radunata nella navata destra. I loro nomi sono elencati nella lapide commemorativa che il Capitolo della cattedrale, l’Arciconfraternita di Misericordia ed i familiari collocarono nel Duomo nel 50º anniversario della strage.

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