Soldati tedeschi

A Varsavia il 19 aprile 1943 scoppiò la rivolta, ma gli insorti, ormai sfiniti e poco armati, furono sconfitti. Entrarono nel ghetto di Varsavia circa duemila soldati nazisti con l’obiettivo di distruggere qualsiasi cosa, ed eliminare vite umane. I ribelli dello ZOB, l’organizzazione dei combattenti ebrei, e dell’Unione militare ebraica si opposero, anche se allo stremo delle forze. Era impensabile vincere un nemico così malvagio e feroce. Ma come si arrivo a questa rivolta? Correva l’anno 1940 quando l’esercito tedesco fece costruire un muro, più parti di esso, che chiudeva una vasta zona di Varsavia. Raccolsero circa 400.000 ebrei per metterli a vivere in gabbia, chiusi tra le mura. Nei ghetti la vita era durissima, si moriva di fame, di freddo, di paura, di malattia, di lavoro forzato o fucilati a freddo. Dopo un paio d’anni cominciarono le deportazioni, di circa 300.000 ebrei a Treblinka poco distante da Varsavia.Chi rimase nei ghetti provò, non solo a sopravvivere e a salvare altre persone, ma  a ribellarsi e decisero di farlo proprio il 19 Aprile 1943. La maggior parte dei ribelli della rivolta del ghetto di Varsavia sapeva bene di aver poche speranze, se non addirittura nessuna. Ma la morte, o la deportazione, erano certe, perciò restava soltanto provare ad offendere il nemico. La dignità prima di tutto piuttosto di una vita in ginocchio. Per circa quattro settimane, a seguito della ribellione, i tedeschi misero a fuoco la maggior parte degli edifici. Le persone catturate furono uccise all’istante o inviate ai campi di concentramento. Alcuni decisero di non farlo fare agli altri. Il gruppo di Mordechaj Anielewicz, il capo della rivolta, si suicidò, così anche i suoi uomini, l’8maggio, nel bunker dove si erano nascosti. Si salvarono in pochi e uno di questi fu Marek Edelman, comandante dello ZOB.


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