Il Congresso di Parigi del 1856

Il Congresso di Parigi si riunì nella dal 25 febbraio al 16 aprile del 1856 al fine di ristabilire la pace dopo la guerra di Crimea, combattuta vittoriosamente dall’Impero Ottomano, Francia, Regno Unito e il Regno di Sardegna contro la Russia degli zar. Il congresso stabilì l’autonomia de Principato di Moldavia  e del  Priincipato di Valacchia che, liberate dal protettorato russo, rimanevano formalmente nell’Impero Ottomano al quale veniva anche assicurata l’integrità territoriale. Dispose la smilitarizzazione del Mar Nero e la cessione da parte della Russia della zona della foce del Danubio a favore della Moldavia. Questo congresso determinò il declino della potenza russa in Europa e l’ascesa della Francia a prima potenza del continente. Il Primo ministro del Regno di Sardegna Cavour  ottenne che per la prima volta in una sede internazionale si ponesse la questione italiana. I risultati del Congresso costituirono il Trattato di Parigi. Vinte le perplessità dell’Austria a far partecipare ai lavori i rappresentanti piemontesi senza limitazioni,  Cavour si era preparato ad ottenere gli obiettivi per cui era partito: far prendere al congresso una posizione sulla questione italiana e ottenere ampliamenti territoriali per il suo Paese a compensazione dello sforzo bellico. L’importanza che aveva avuto l’Austria nella risoluzione del conflitto convinse Cavour che gli sarebbe stato impossibile ottenere territori nel Lombardo – Veneto, così come testimonia una lettera che scrisse a Walewski il 21 gennaiodel 1856. Né la questione dei Principati danubiani si rivelò utile allo scopo di raggiungere il medesimo obiettivo su Modena e Parma. Di conseguenza Cavour ripiegò su un tema espressamente italiano: le Legazioni pontificie, i territori i territori più settentrionali dello  Stato Pontificio che erano difesi dal 1849 da truppe austriache. Il 27 marzo Cavour ne propose, in via preventiva a Francia e Gran Bretagna, la trasformazione in Stato laico, con esercito proprio e un debole legame politico con Roma. Per motivi religiosi gli inglesi ne furono entusiasti, per nulla invece i francesi che avevano assunto il ruolo di protettori dello Stato Pontificio e che bocciarono l’iniziativa. A Cavour non rimase che perseguire solo il primo dei due obiettivi, cioè far prendere al congresso una posizione finale sulla questione italiana. Le firme al Trattato di Parigi furono apposte il 30 marzo del 1856 e l’8 aprile, mentre i lavori volgevano alla conclusione, il ministro degli esteri  francese Alexandre Walewski citò fra i vari problemi per il mantenimento della pace, l’occupazione straniera degli Stati pontifici i e il malgoverno del  Regno delle Due Sicilie. Ancora più deciso fu l’intervento del ministro degli Esteri inglese  Lord Clarendon che attaccò il regime pontificio per le truppe straniere che vi ospitava, e il Regno delle Due Sicilie al quale doveva essere imposto di intendere la voce della giustizia e dell’umanità. Dopo l’intervento, moderato, di Cavour, sugli stessi temi dei colleghi che l’avevano preceduto, Walewski chiese e ottenne, nonostante l’Austria, la registrazione del dibattito sull’Italia  nel verbale del Congresso, testimoniando per la prima volta l’attenzione dell’Europa alla Questione italiana come legittimo problema di popolo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui