Partenza di Massimiliano D’Asburgo

Il 10 aprile del 1864 un gruppo di delegati messicani arrivò al Castello di Miramare per portare ufficilamente la corona di imperatore del Messico al fratello minore dell’iperatore d’Austria Francesco Giuseppe Massimiliano D’Asburgo, che gli era stata offerta alcuni mesi prima, il 3 ottobre del 1863. Quattro giorni dopo, il 14 aprile, Massimiliano, già incoronato, partì per prendere possesso del suo impero: arrivò a Veracruz il 28 maggio del 1864, dopo oltre un mese di viaggio. Massimiliano non conosceva la reale situazione politica, estremamente complicata, del Messico: dilaniato da anni di guerra civile, con un territorio che si era ridotto di circa la metà, rispetto a quello della dichiarazione di indipendenza, dopo una disastrosa guerra contro gli Stati Uniti che avevano approfittato dell’instabilità messicana, e con continui scontri tra le varie fazioni politiche che portarono a diversi colpi di stato, il Messico fu sconvolto, nel 1860, dall’ennesima guerra intestina. Emerse la figura di Benito Juárez, liberale, considerato oggi uno dei principali personaggi nazionali messicani, che diventò nel 1861 presidente della repubblica. Uno dei suoi più discussi provvedimenti fu quello di bloccare per due anni il pagamento dei debiti nei confronti delle potenze straniere: Spagna, Francia e Inghilterra, che, per compensare i loro crediti, decisero di occupare alcune zone del Messico.pagna e Inghilterra, grazie ai negoziati di Juárez, si ritirarono dall’impresa, ma la Francia, guidata da Napoleone III, continuò l’occupazione fino ad arrivare a Città del Messico. Juárez fu quindi costretto a lasciare la presidenza della repubblica e, su iniziativa della Francia, si insediò al governo un’assemblea di conservatori messicani che proclamò l’Impero. Serviva qualcuno che facesse l’imperatore, e la scelta cadde proprio sul giovane e poco esperto Massimiliano: probabilmente, un sovrano riflessivo e di lunga esperienza ci avrebbe pensato bene prima di accettare di governare un paese instabile, in profonda crisi economica, e preda di continue lotte interne dall’esito sempre incerto. Nonostante ciò, l’arciduca accettò la corona, forse anche per rifarsi della posizione subalterna a cui era stato costretto dal fratello; ma in queste macchinazioni, non è difficile capire che Massimiliano sarebbe stato la vittima. Massimiliano era del tutto all’oscuro: non aveva cognizioni su quanto fosse bollente la situazione in Messico. Le riforme che cercò di attuare (che furono poche, per mancanza di tempo) non gli consentirono di attirarsi la benevolenza dei liberali, che lo vedevano comunque come un invasore arrivato dall’Europa (anche perché Massimiliano aveva ordinato ai ribelli repubblicani di sottomettersi alla corona, pena la fucilazione), e gli alienarono anche buona parte delle fazioni conservatrici. E anche gli Stati Uniti appoggiavano Juárez, che stava organizzando la riconquista del potere. Napoleone III, vista la situazione, e con gli Stati Uniti che minacciavano un intervento contro i francesi, preferì prudentemente ritirare le sue truppe dal Messico, nel marzo del 1867. Massimiliano si trovò completamente solo a fronteggiare un intero paese insorto contro di lui. I repubblicani ci misero ben poco a catturarlo: e la sentenza fu di condanna a morte, nonostante dall’Europa arrivassero suppliche di grazia. La vita del giovane e sfortunato imperatore terminò il 19 giugno 1867 nella cittadina di Querétaro, Massimiliano veniva fucilato.

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