Mucca pazza

Il 13 gennaio del 2001, a Pontevico di Brescia, è stato scoperto il primo caso di mucca pazza. Lo rese noto un comunicato del ministero della Sanità, dopo il test rapido su una vacca da latte pezzata nera provieniente da un allevamento del bresciano. Ma il Ministro della Sanità Umberto Veronesi aveva precisato che “non esistono pericoli per i consumatori italiani. I prioni vengono trovati, in seguito ai test a tappeto, a un primo controllo, alle ore 17 del 12 gennaio e, a un secondo, la mattina del 13. A questo punto, la notizia viene ufficializzata dal ministero della Sanità che avvertì: “Non ci sono rischi per i consumatori“. La prima “mucca pazza” italiana e una vacca da latte pezzata nata nel 1994, portava il numero 103 ed è vissuta nell’allevamento “Malpensata” dei fratelli Greci insieme a circa 180 colleghe. L’azienda ha avuto diversi vitelli e prodotto migliaia di litri di latte. E’ stata macellata nell’impianto Inalca del gruppo Cremonini a Ospedaletto Lodigiano. I primi test sono stati confermati dal laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico di Torino. A pochi minuti dalla notizia della scoperta del primo caso di mucca pazza in Italia, è letteralmente andato in tilt il centralino dell’Istituto Zooprofilattico di Brescia, dove è stato rilevato il morbo sul bovino. Il ministero, dopo la conferma del caso, ha preso la decisione di abbattere tutti i bovini presenti in quella stalla per paura del contagio. Il loro destino è stato segnato dopo un tira e molla tra e il governo e i proprietari dell’azienda, affiancati dai Cobas del latte, che in diversi giorni avevano protestato. I proprietari volevano salvarle, ma il Ministero della Sanità e la Asl della regione Lombardia non hanno potuto far altro che decidere per l’abbattimento. Ma i proprietari dellìallevamento sono stati indennizzati, ricevendo per i 190 capi abbatuti e per il latte perso nei due mesi di sequestro e per i mangimi, tra i 680 e i 750 milioni di lire.

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