Maxiprocesso a Palermo
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Il 10 febbraio 1986, in un’aula bunker fatta costruire appositamente nel Carcere dell’Ucciardone perché il processo alla mafia potesse essere celebrato a Palermo, si affollano oltre 300 imputati, 200 avvocati difensori e 600 giornalisti da tutto il mondo. Dietro le sbarre ci sono boss del calibro di Luciano Leggio, Pippo Calò, Michele Greco, Leoluca Bagarella e Salvatore Montalto. Imputati ma ancora latitanti sono Salvatore Riina e Bernardo Provenzano. Tra le accuse contestate c’era l’associazione mafiosa, introdotta da pochi anni, 120 omicidi, traffico di droga, rapine, estorsioni. L’ordinanza-sentenza che porta alla sbarra gli uomini di Cosa Nostra reca l’intestazione: “Abbate Giovanni + 706”. E’ lunga circa 8.000 pagine e valuta la posizione di 707 indagati; di essi, 476 furono rinviati a giudizio. Quello che si apre iil 10 febbraio è uno procedimento giudiziario senza precedenti in Sicilia, in Italia, in Europa. L’11 novembre 1987, dopo 349 udienze, 1314 interrogatori e 635 arringhe difensive, gli otto membri della Corte d’assise si ritirarono in camera di consiglio, salutati da un enigmatico applauso da parte degli imputati. Fu la più lunga camera di consiglio che la storia giudiziaria ricordi: 35 giorni, durante i quali la Corte visse totalmente isolata dal mondo, lavorando a tempo pieno su una sentenza che avrebbe segnato la storia della lotta alla mafia. Il 16 dicembre 1987 il presidente Giordano lesse il dispositivo della sentenza (il giudice estensore, quello che materialmente la scrisse fu l’attuale Presidente del Senato Piero Grasso) che concludeva il maxiprocesso di primo grado: 346 condannati e 114 assolti; 19 ergastoli e pene detentive per un totale di 2665 anni di reclusione. Venne inferto un duro colpo a Cosa Nostra. E’ l’ora della soddisfazione ma anche della cautela per Falcone e per il pool che ha istruito un procedimento che ha retto alla durissima battaglia del dibattimento nell’aula bunker. Lo disse lo stesso Falcone all’inviato del Tg1 Ennio Remondino: “E’ un punto di partenza, non un punto di arrivo”.

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