La battaglia di Novera

Il nuovo re di Francia, Luigi XII d’Orléans, successore di Carlo VIII, volse gli occhi all’Italia, in particolare su Milano, spalleggiato da Venezia e dal papa. Trovandosi al fianco il solo Regno di Napoli il dica di Milano Ludovico Sforza giunse a far appello al Turco, offrendosi di sposare una figlia del sultano Bajazet II.L’estate del 1499 vide l’inesorabile avanzata dei francesi nelle terre ducali dal fronte occidentale e di quelle veneziane da oriente. Messo alle strette, rinunciato al ducato di Bari in favore di Isabella d’Aragona, vedova di Gian Galeazzo Maria, il 2 settembre il Moro si diede alla fuga, accompagnato da Galeazzo da Sanseverino e Gaspare da Sanseverino d’Aragona, detto il Fracasso. Il 6 settembre i francesi, sotto la guida di Gian Giacomo Trivulzio entrarono in Milano, e il 6 ottobre vi arrivò Luigi, che pure ottenne, il 26 ottobre, la resa di Genova. Sforza aveva trovato rifugio nei domini asburgici, e, prima a Bolzano, poi a Innsbruck e a Bressanone, cercò di organizzare la rivincita, con l’appoggio dell’imperatore Massimiliano. Nel febbraio del 1500 il Moro conseguì una facile vittoria, dato lo scontento creato nei milanesi dal malgoverno di Trivulzio. Gli occupanti lasciarono la capitale del ducato il 4 febbraio per rifugiarsi a Novara; e Sforza rientrò a Milano due giorni più tardi. Ma, dopo gli iniziali successi che condussero al recupero di Novara, nell’aprile l’arrivo dell’armata guidata da Louis de la Tremoille mutò le sorti del conflitto. A Vercelli, dopo una dura serie di scontri, le schiere sforzesche furono sbaragliate. Sforza cercò di salvarsi mescolandosi ai soldati svizzeri cui era stato offerto un salvacondotto per tornare in patria, ma fu riconosciuto e arrestato il 10 aprile, e rinchiuso il giorno successivo nel castello di Novara. Il 14 aprile i francesi rientrarono in Milano. Portato in Francia, il 2 maggio Luigi XII gli apparecchiò a Lione un ingresso umiliante in città, malamente vestito e a cavallo di una mula. Mutò vari luoghi di prigionia e infine, dopo un tentativo fallito di fuga, nel 1504 fu trasferito definitivamente nel castello di Loches, in Turenna, dove morì il 17 maggio 1508. Il Moro venne ricordato come un grande mecenate delle arti e sotto di lui lavoro anche il genio toscano Leonardo Da Vinci.

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