L'arcivescovo di Gaeta Fabio Bernardo D'Onorio
L’arcivescovo di Gaeta Fabio Bernardo D’Onorio

Oggi l’Arcivescovo di Gaeta Fabio Bernardo D’Onorio celebra il suo settantacinquesimo genetliaco, un traguardo che ogni sacerdote vorrebbe arrivare come frutto delle fatiche apostoliche di una vita. Il nostro Arcivescovo compie gli anni in ricordo di un grande santo monaco abate e dottore della Chiesa, riformatore della vita monastica e grande mistico: San Bernardo Abate di Chiaravalle. Si, perché il vescovo di cui parliamo, San Bernardo, nato a Digione nel 1090 entrò nell’Abbazia di Citeaux seguito dai suoi fratelli e da trenta compagni che erano attratti dal suo entusiasmo, un entusiasmo che lo portò a fondare l’Abbazia di Clairvaux (Chiaravalle in Italiano) di cui divenne abate e dove guidò i monaci alla pratica delle virtù e con l’esempio. E lo stesso entusiasmo che portò il nostro arcivescovo 62 anni fa, a soli 13 anni a bussare alle porte dell’Abbazia di Montecassino per chiedere di poter fare il cammino per diventare monaco. Da allora il cursus religio che lo ha portato ad essere monaco, e poi abate nella stessa abbazia che lo accolse come postulante nel 1983 e per 24 anni guido con mano sapiente e saggia l’Abbazia che allora era ancora diocesi, come veniva chiamata la Terra di San Benedetto in quanto qui si compì l’ultimo capolavoro religioso del fondatore del monachesimo occidentale: Montecassino. Eletto Vescovo con il titolo di Vescovo di Minturno, venne ordinato Vescovo il 16 maggio del 2004, ma poi venne promosso Arcivescovo nella nostra Arcidiocesi il 27 ottobre del 2007 prendendo il posto di Mons. Pierluigi Mazzoni.

Da allora sono passati otto anni, nel quale Mons. D’Onorio si è occupato dell’avvicendamento dei preti nelle varie parrocchie, organizzando un sinodo diocesano di cui i frutti si vedranno nei prossimi decenni,ma soprattutto si è occupato della manutenzione e del miglioramento del patrimonio ecclesiastico, e sue la ristrutturazione della Curia Arcivescovile e della Cattedrale di Gaeta secondo i principi dell’arte sacra rivalutando il patrimonio archeologico ivi custodito. Poi se la sua opera sarà piaciuta a Dio, con il quale sempre ha dato insegnamenti magistrali nella dottrina, lo saprà quando si troverà al suo cospetto. Se sarà piaciuta a gli uomini che ha guidato, preti, religiosi, religiose e laici, allora ognuno esprimerà il suo giudizio in base alle proprie idee e convinzioni.

Comunque per molti aspetti rimane un vescovo che è stato capace di guidare una arcidiocesi di confine con opere di carità e con la Fondazione antiusura. Tre mesi fa, come dalle norme di diritto canonico, ha presentato al Santo Padre Papa Francesco le sue dimissioni in previsione del raggiungimento del pensionamento come Arcivescovo alla soglia dei 75 anni. Da oggi, e lo si può dire, rimane come arcivescovo fino a quando il Santo Padre non nominerà il suo successore, qualcuno dice molto presto, altri dicono fra un anno, comunque come vuole Dio che stabilisce la sua volontà. La sua abbazia adesso non ha più una diocesi perché secondo un Motu Proprio di Papa Paolo VI stabiliva che le abbazie fossero più centri di preghiera e di spiritualità e non centri di pastorale come accadeva nel lontano passato, un Motu Proprio che Papa Francesco ha reso operativo da qualche anno anche in virtù del riordinamento delle dicesi in Italia, come una nota esplicativa di p. Lombardi ha emesso in occasione della nomina del nuovo Abate dell’Abbazia di Montecassino P. Donato Ogliari, che ha preso il posto dell’ultimo Abate che ha retto la diocesi Dom Pietro Vittorelli:

  1. La Chiesa ha sempre avuto particolare sollecitudine per la vita monastica e perciò il Concilio Vaticano II ha insistito sulla necessità di consolidare il ruolo dell’Abate come padre della comunità religiosa, il cui ministero è dedicare la propria vita al Monastero, senza essere occupato dalle attività proprie degli Ordinari di circoscrizioni  ecclesiastiche, che devono svolgere il loro ministero con piena disponibilità per il bene dei fedeli affidati alle loro cure pastorali.
  2. Il Papa Paolo VI, nel Motu proprio “Catholica Ecclesia” del 1976, aveva raccolto l’indicazione formulata dai Padri del Concilio Ecumenico Vaticano II, stabilendo che le Abbazie territoriali non fossero più erette in futuro e che quelle esistenti “o siano più idoneamente definite quanto al territorio o  siano trasformate in altre circoscrizioni ecclesiastiche”. Con questa disposizione si voleva da una parte favorire una più specifica identità e un quadro giuridico più consono alla vita monastica, e dall’altra assicurare ai fedeli che vivono nei territori abbaziali una cura pastorale più rispondente alle dinamiche e alle esigenze del mondo odierno.
  3. Per promuovere tale prospettiva, realizzandola in armonia con gli Accordi concordatari con lo Stato Italiano, e rispettando la grande eredità storica e culturale rappresentata dalle Abbazie territoriali, è stato disposto che in Italia non si procedesse alla soppressione dell’istituto delle Abbazie territoriali, ma ci si limitasse a restringerne al minimo indispensabile l’estensione del territorio, cioè alle aree d’interesse immediato per la comunità monastica: il cenobio stesso con le sue pertinenze.
  4. La Santa Sede, pertanto, dopo prolungata ed accurata riflessione e attente consultazioni, ha ritenuto maturi i tempi per poter attuare anche per l’Abbazia territoriale di Montecassino il Motu Proprio “Catholica Ecclesia”, dopo averlo già applicato negli anni scorsi all’Abbazia di Subiaco (2002), all’Abbazia di Montevergine (2005) e all’Abbazia di Cava de’ Tirreni (2013). Essa rimane una circoscrizione ecclesiastica equiparata a diocesi, sia pure con territorio notevolmente ridimensionato.

Adesso aspetteremo che il Santo Padre nomini il successore dell’Arcivescovo D’Onorio, ma comunque al di là delle questioni rigorosamente gerarchiche, facciamo gli auguri al nostro pastore che oltre al compleanno festeggia anche il nome di un grande santo monaco come appunto lo era Bernardo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui