viaisoldiLa notizia è passata inosservata. E questo già la dice lunga, molto lunga. Come riportato dal sito diggita.it “Papa Bergoglio è in rosso. Il bilancio 2014 della Santa Sede si è chiuso infatti con una perdita di 25,6 milioni di euro, più dei 24,4 milioni del 2013. A pesare sono state soprattutto, come negli anni precedenti, le spese sostenute per i 2.880 dipendenti dei 64 enti che fanno capo al Vaticano: in tutto 126,6 milioni di euro.” Forse, parafrasando De Gregori, non è mica da questi particolari che si giudica un pontificato, ma il dato resta e stride ancora di più se confrontato con l’immagine aurea di cui Bergoglio gode sui media. Sembra, su più fronti, che Francesco possa essere riassunto in “come lui nessuno mai”, e anche in termini economici, sembra Francesco sia l’unico Papa ad aver parlato di povertà ed operato contro di essa. Eppure i dati, non le interpretazioni, dicono che la Santa Sede è in rosso. Certo per pagare, a quanto pare, gli stipendi dei dipendenti, ma forse non basta la croce d’argento, le scarpe nere e tutto quell’apparato visivo buono solo per i superficiali che per la realtà delle cose. Così come rimane l’amare certezza che se determinati dati fossero stati rilevati sotto il pontificato precedente ci sarebbe stato un tal clamore mediatico e una cagnara pubblica che avrebbe portato tutti i ministri economici del mondo intero, a braccetto l’uno con l’altro, a marciare su piazza San Pietro per fare presto (cit) contro questo pericolo immane; così come urla isteriche di qualche laicista esasperato. Cambiano i papi e cambiano anche i problemi. Pensavamo non fosse così.

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