Confisca

Sulla conferma della misura a carico del noto imprenditore del sud pontino, già eseguita dalla Dia nel 2018, è intervenuto Gianpiero Cioffredi,presidente dell’Osservatorio sicurezza e legalità della Regione Lazio: “Ringrazio il centro operativo della Dia di Roma e il suo capo, colonnello Francesco Gosciu, per la complessa e raffinata operazione di confisca di beni di Vincenzo Zangrillo, imprenditore di Formia, secondo gli investigatori legato al clan dei Casalesi. E’ di grandissima importanza la decisione della Corte di Appello di Roma che ha confermato l’impianto accusatorio formulato dalla Dia. Il basso Lazio è da decenni unterritorio privilegiato di influenza camorrista. Una camorra imprenditrice che trova la disponibilità di alcuni investitori e professionisti, alimentando quell’area grigia in grado di garantire il riciclaggio di soldi e l’inquinamento dell’economia pulita. Nel sud pontino operano clan campani come l’alleanza di Secondigliano, il clan Moccia e le strutture criminali eredi del clan dei Casalesi. Aggredire i patrimoni illeciti delle mafie, restituire alle comunità locali i  beni confiscati  sono la nuova frontiera per una rigenerazione sociale ed economica dei territori”. Sulla decisione della Corte d’Appello è intervenuto anche il deputato pontino Raffaele Trano: “C’è un uomo che abita a pochi chilometri da casa mia. Nel corso del tempo il suo nome è comparso in molte attività commerciali. Il suo successo si è dilatato a dismisura tra Formia e i centri vicini: società, terreni, proprietà immobiliari. Un impero che la Dia, indagando, ha indicato come frutto di attività criminali che vanno dal riciclaggio al narcotraffico. Si chiama Vincenzo Zangrillo. E oggi apprendo che la Corte d’Appello di Roma ha confermato la confisca di quel patrimonio fatto di immobili, società e conti bancari e stimato in oltre 22 milioni di euro. Zangrillo è considerato legatissimo ai Casalesi, il gotha della mafia campana, e mi gira in testa una domanda, una di quelle cattive, una di quelle che fanno paura. Quante aziende “sporche”, quante aziende di mafia in queste settimane stanno preparandosi ad assaltare la torta dei finanziamenti che il Governo ha predisposto? Quanti colletti bianchi hanno seguito i lavori parlamentari per capire quanto sarà forte la rete dei controlli? Con i miei colleghi in commissione Finanze avevamo predisposto un protocollo per bloccare ogni tentativo di infiltrazione. Lo abbiamo composto seguendo i consigli del procuratore antimafia Cafiero De Raho e dei capi delle procure di Milano e Napoli, Greco e Melillo. Il Governo non ci ha seguiti, ha predisposto una semplice auto-dichiarazione per i finanziamenti alle aziende. Questa scelta è stata duramente criticata da associazioni antimafia, magistrati e ha trovato eco sui media. Non finisce qui, però. In ogni sede, in ogni momento io continuo questa battaglia. Le confische dei beni mafiosi sono fondamentali ma non bastano. Tutti i Vincenzo Zangrillo devono sapere che lo Stato c’è, che siamo più bravi di loro a creare ricchezza seguendo le regole. Nelle prossime ore attiveremo una serie di iniziative per fare pressione sul Governo. I mafiosi e i loro colletti bianchi non devono nemmeno sentire l’odore dei soldi pubblici”. 

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