uid_riza_351Accadono cose così freneticamente che si è costretti a subirle passivamente senza accorgersi delle palesi contraddizioni che le ideologie che le muovono (e promuovono) nascondono. Sono contraddizioni anche palesi, ma che nel bombardamento mediatico vengono dimenticate. Abbiamo assistito per anni, tanto che ne è rimasta traccia nel penare comune, che per il bene dei bambini sarebbe doveroso e sacrosanto fargli ricevere i sacramenti non in età infantile (o neonati) come spesso accade, ma in età adulta quando sono coscienti della scelta da compiere. Il Battesimo e la Comunione su tutti, infatti, sarebbero una coercizione della libertà del bambino terribile che una società laica, emancipata ed evoluta dovrebbe rifiutare e forse addirittura impedire. Se non può la società, che ci pensi la Chiesa aggiornata. La stessa società laica, emancipata ed evoluta, però, contempla che agli stessi bambini per cui i sacramenti sarebbero una becera e ottusa violazione dei diritti dell’uomo siano amministrati giochi e percorsi (dis)educativi tali da permettergli di “scoprire” la propria identità sessuale (che a quanto sostengono non corrisponde con quella biologica). Perché la fede sarebbe un’imposizione e la sessualità no? Qual è il discrimine, la linea sottile che rende una lecita e l’altra orribile? L’idea che una risposta seria non ci sia e che si tratti solo di un’ottima forzatura della realtà appare piuttosto evidente.

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