imgresE’ difficile stabilire quando gli schiavi siano entrati a far parte della comunità romana, certamente la schiavitù nacque e si sviluppò all’interno dell’economia familiare legata alla coltivazione dei campi, a partire dal III secolo a.C. e divenne essenziale nello sviluppo dell’Urbe. Si stima che all’epoca di Traiano fossero circa un terzo della popolazione, su 1.200.000 abitanti c’erano circa 400.000 schiavi: la maggior parte di questa gente veniva prelevata durante le guerre combattute in Italia e oltre, durante la prima guerra punica più di 20000 prigionieri furono condotti a Roma e venduti come schiavi. La guerra non era l’unico modo per perdere la libertà, il rischio era alto persino al momento della nascita: in caso di necessità i genitori vendevano i propri figli, diventava schiavo chi veniva catturato dai pirati e non aveva soldi per pagarsi il riscatto, chi veniva sequestrato di solito in Africa e rivenduto oltremare, chi non pagava i debiti, inoltre chi era così povero da doversi vendere la libertà per campare. Per il diritto romano attrezzi, animali e schiavi appartenevano alla stessa categoria: li distinguevano solo le zampe e la parola, se si pensa agli arnesi maltrattati e poi abbandonati in un angolo buio del garage o al modo in cui certa gente tratta il proprio cane, lasciandolo al freddo, legato alla catena, strangolato da un collare. Spesso nell’antica Roma gli schiavi venivano trattati allo stesso modo, senza che nessuno o quasi si scomponesse, i padroni insoddisfatti potevano persino darli in pasto alle belve durante i giochi gladiatori, ci volle in seguito una legge per vietarlo. Questa massa silenziosa che popolava Roma era vestita in modo modesto e si poteva riconoscere solo quando portava il collare su cui “il dominus” il padrone, faceva incidere il nome, gli schiavi in quel tempo erano una specie di status symbol, chi non ne aveva, era considerato un poveraccio. In una modesta casa la media era di due, ma i veri ricchi potevano averne a centinaia, a rifornire il mercato ci pensavano i “mangones”: nelle piazze, nel foro o nelle botteghe, gli schiavi venivano messi in mostra sui palchi di legno, con un cartello appeso al collo che ne pubblicizzava pregi e difetti. In genere lo Stato non si interessava del trattamento che il padrone riservava ai suoi utensili, il “dominus” aveva potere di vita e di morte nei loro confronti, poteva impiegarli come voleva, avere rapporti sessuali con loro, farli prostituire, rivenderli: solo nel IV secolo verrà dettata una norma che considerava omicidio l’uccisione di uno schiavo.

Rino Sortino
Author: Rino Sortino

Giornalista e opinionista televisivo, nel passato ha partecipato in qualità di opinionista a trasmissioni quali "passione sport" presso lazio tv e gold tv

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui