Gli animali non ridono al circo

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Cosa c’è di peggio di una gabbia dalle sbarre spesse, delle persone che ridono e si divertono ad ogni tuo verso, ad ogni tuo movimento accuratamente impartitoti? Cosa c’è di peggio delle frustate, delle botte e delle catene?

Questa è la vita di un animale sfruttato dal circo. Questa è l’ennesima violazione della natura, un affronto della libertà. Disonore a cui l’uomo è sottoposto da secoli, ma gli animali no. Gli animali sono la natura, rappresentano per antonomasia la libertà e il circo in sé designa la violazione di un qualcosa che dovrebbe essere stimato come sacro: la vita in tutte le sue forme.

Potrebbe un simile orrore essere considerato arte? L’arte è qualcosa di bello, in grado di provocare emozioni, qualcosa da ammirare,amare, adorare e come potrebbe essere stanato del bello in un animale che salta su di uno sgabello, sotto i colpi sferzanti del domatore? C’è bellezza in un elefante bardato che sfili con degli anelli di ferro a cingergli le zampe?

Innumerevoli sono i casi di maltrattamento riportati dalla cronaca nazionale e internazionale. Una forma di violenza che in Italia viene finanziata con del denaro pubblico.

Di fatto ogni anno, lo Stato sborsa più di 3 milioni di euro destinati a questa barbara speculazione. In un periodo della storia economica del nostro Paese in cui i tagli alla spesa pubblica gravano sui servizi destinati ai cittadini, ricordiamo i novelli tagli alla pubblica sanità; il perpetrare di questa antica crudeltà  è oltretutto uno spreco di risorse che potrebbero essere meglio impiegate in altri settori.

Purtroppo, questo è il frutto malato di una legge vecchia di quasi mezzo secolo. Nel dettaglio si tratta della l. 18 marzo 1968, n. 337 la quale recita al titolo I, primo comma : “ lo Stato riconosce la funzione sociale dei circhi equestri e dello spettacolo viaggiante. Pertanto sostiene il consolidamento e lo sviluppo del settore”. Il denaro è attinto dal Fondo Unico dello Spettacolo ed elargito agli spettacoli circensi dal Ministero per i Beni e le Attività culturali.

Se questo è ciò che accade in Italia, si potrebbe sperare in una posizione di maggior sensibilità da parte dell’Unione Europea, sfortunatamente non è così. Non è stata emessa alcuna direttiva che si dimostri contraria a certe pratiche vessatorie.

Molti Paesi in Europa e nel Mondo hanno vietato l’impiego degli animali nei circhi. In Europa hanno introdotto la proibizione di uso di tutti gli animali negli spettacoli solo Malta e Grecia; mentre altri Stati quali Paesi Bassi,Belgio, Austria, Croazia, Polonia, Danimarca, ne hanno proibito solo l’uso di animali esotici. Alcuni Paesi nel mondo ad aver introdotto dei divieti totali o quasi, sono: Messico, Costa Rica, Bolivia, Australia, India e Israele. USA, Canada, Argentina, Colombia, Brasile, Nuova Zelanda, solo parzialmente.

E l’Italia?

In Italia nel 2013 il Senato ha approvato, con il parere favorevole del Governo, l’Ordine del giorno G9.205 che prevede l’azzeramento dei contributi ai circhi con animali entro il 2018, ciononostante tale provvedimento resta a tutt’oggi inattuato. Le amministrazioni comunali, tuttavia, possono limitare – non vietare- la presenza degli animali nei circhi, questo grazie alle normative adottate dalla Commissione CITES. Latina e le città che sono parte della provincia, appoggiano tuttora l’inoltrata sofferenza degli animali nei circhi; memori dell’episodio dei leoni in gabbia in Piazza del Popolo, nel centro della città, una manifestazione più che a favore di questo meschino sfruttamento.

Ritornando al caso internazionale, anche la FVE ( Federazione dei Veterinari Europei) si è schierata contro queste esibizioni, chiedendo ai Paesi europei di porre fine a tale pratica. In Italia, nell’oscurità di questo caso, una piccola luce sta prendendo forma grazie all’attività della Lega Anti Vivisezione, la quale è impegnata da tempo nella raccolta delle firme a sostegno di una petizione volta proprio a porre fine a questo scempio. Al momento possiamo solo sperare di una maggiore apertura da parte delle istituzioni.

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