Giuseppe Giangrande ricorda il suo dramma a cinque anni dall’accaduto

Giuseppe Giangrande

Forse nessuno se lo ricorda, ma cinque anni fa in una circostanza come quella politica attuale che per fare un governo, che poi divenne un governissimo del Presidente Napolitano, nel momento in cui stava giurando Enrico Letta, ecco che accade un fatto drammatico che la maggior parte degli italiani hanno pressoché dimenticato. Era il 28 aprile 2013, Giangrande prestava servizio nella Capitale, proprio mentre era in corso il giuramento del primo ministro Letta, in una intervista a Libero: “I politici sono presenti. Più volte mi hanno chiesto di candidarmi ma non ho mai voluto rivendere politica esperienza. Voglio restare senza regole né peccato, libero di dire ciò che voglio senza che qualcuno mi rinfacci di essere di destra o di sinistra.”  Fu allora che il maresciallo rimase vittima di un attentato al quale è riuscito a sopravvivere, grazie anche al prezioso ed amorevole aiuto della figlia Martina, pur mantenendo ancora oggi i segni di quel vile agguato. Ha detto il sindaco di Monreale, Piero Capizzi ricordando il quinto anniversario dell’attentato nel quale fu ferito il carabiniere monrealese mentre era in servizio davanti Palazzo Chigi, per mano di Luigi Preiti:    “Ritengo che il maresciallo Giuseppe Giangrande sia un grande esempio di senso del dovere e di attaccamento ai valori della difesa delle Istituzioni. Da lui tutti noi dobbiamo trarre insegnamento ed alla sua lealtà dobbiamo ispirarci. La città di Monreale  è grata al maresciallo dei carabinieri Giuseppe Giangrande che col suo esempio di dedizione ed attaccamento alle istituzioni fa andare fiera la nostra comunità e costituisce soprattutto per le nostre giovani generazioni un modello da seguire ed imitare”.Preiti sta scontando una condanna a 16 anni per tentato omicidio. Lo ha deciso due anni fa la prima sezione penale della Cassazione rigettando il ricorso della difesa, che chiedeva il riconoscimento della seminfermità mentale. Accolte le richieste del pg che aveva sollecitato la conferma della condanna della Corte di appello di Roma del 10 febbraio 2015. La dinamica è stata la seguente: mentre al Quirinale era in corso il giuramento del nuovo governo Letta, un uomo, vestito in giacca e cravatta, Preiti, aveva aperto il fuoco con una pistola calibro 7.65 contro i militari dell’Arma che presidiavano la sede del Parlamento e del governo, a Palazzo Chigi. Il suo obiettivo erano “i politici”. In quel drammatico frangente erano rimasti feriti gravemente due militari. Uno dei due, Giangrande, è rimasto paralizzato. Lo sparatore era arrivato davanti a Palazzo Chigi provenendo a piedi da Montecitorio. Giunto davanti allo sbarramento del Reggimento mobile Carabinieri, aveva esploso 6 colpi dall’arma (matricola abrasa) ferendo il primo militare alla gamba e poi colpendo l’altro militare al collo, che presidiava la garitta. Piace il senso dell’onore di Giangrande, uno che non si è mai arroccato nel dolore, ma ha continuato a essere quello che sempre stato, un servitore dell’Italia:” Bisogna vivere guardando avanti, altrimenti è finita. E questo vale anche se non sei in carrozzella. A quel pomeriggio non penso più, ormai il mio nuovo corpo è diventato un’abitudine e tutto mi è scivolato via. Ero uno sportivo, correvo, facevo palestra, andavo in bicicletta. Me ne sono fatto una ragione e ho smesso la retromarcia. Ho sostituito tutto con la fisioterapia, ora per me in palestra ci va Martina, mia figlia”. Ora Giangrande riceve tante visite, compresa quella del Papa e va nelle scuole a raccontare la sua esperienza.

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