GIORNATA DI CONDIVISIONE CONTRO IL RAZZISMO AL TEATRO BERTOLT BRECHT DI FORMIA

Choralia
Choralia
Torre di Mola
Torre di Mola
Tam tam
Tam tam
razzismo formia
razzismo formia
Immigrati
Immigrati
Musica popolare
Musica popolare

 

Sabato 17 marzo, nel clou del programma organizzato per la XIsima settimana di azione contro il razzismo organizzata dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) del Dipartimento per le Paro Opportunità in collaborazione con Miur e Anci, alla quale anche il Comune di Formia ha aderito, al teatro Bertolt Brecht in Via delle terme Romane c’è stato uno spettacolo di integrazione culturale basata su musica e danza. Se lo slogan di questa manifestazione è stato”Accendi la mente, spegni i pregiudizi”, in questo caso bisogna dire che è stato acceso un falò interculturale illuminato dando agli intervenuti a questa giornata un senso di bruciare sia il razzismo, ma anche dare il fuoco alle micce per una giornata veramente di stampo culturale internazionale.

Infatti, il Comune di Formia ha patrocinato questo evento con una sensibilità quasi fuori dal comune, ed il Teatro collettivo Bertolt Brecht si è prestato, come è suo costume, a dare il suo fattivo contributo in termini recitativi. Per cui nella giornata del 17 marzo ( si ricorda anche la proclamazione dell’Italia unita in questo giorno, una giornata che 154 anni fa ha dato il via alla eliminazione lenta ma costante delle differenze pregiudiziali regionali tra Il Nord ed il Sud, al di là di come l’unificazione è stata fatta) anche qui abbiamo visto uniti il Nord ed il Sud del mondo con danze, musiche, balli di diversa estrazione culturale, tra tamburiate napoletane e tam tam africani che davano il loro assordante suono in un clima veramente di festa condivisa. Apprezzata è stata poi l’esibizione del coro formiano “Choralia” del maestro Alfonso Priore che ha dato un assaggio della canzone popolare dialettale italiana. Dopo di che una frugale cena per assaggiare prodotti locali e prodotti della tradizione bengalese innanzitutto.

Ma quello che è stato più importante è capire cosa si fa concretamente per queste che prima di tutto devono essere chiamate persone con la P maiuscola. E’ ci è venuto in aiuto Alessandro che è un operatore del GUS (Gruppo Umana Solidarietà) che ci ha detto che un gruppo di cinquanta immigrati è presente a Formia, ed i, primi sono arrivati a maggio del 2014, poi man mano sono arrivati al numero citato prima, anche perché l’immigrazione non si ferma. Il paese da dove provengono in particolare è il Bangladesh, un paese di maggioranza musulmana, ma fatta di persone oneste che cercano di rifarsi una vita diversa sfuggendo ad una vita di povertà che nel paese del bengala affrontano, infatti il Bangladesh insieme alla Giunea Bissau è considerato uno delle nazioni più povere del mondo. Le persone che sono arrivate qui ovviamente devono essere considerati rifugiati ambientali, ma la cosa fondamentale è quella che una volta arrivati, gli immigrati che si incontrano devono imparare a convivere tra di loro, imparare gli usi del posto ed ad integrarsi. Il GUS insieme con la Caritas cerca di dare una risposta a questa situazione, visto che in Italia siamo arrivati ad avere circa 180.000 persone rifugiate. Arrivando via mare dalla Grecia, molti poi sono andati negli altri paesi europei in cerca di una nuova vita e una nuova speranza. Il GUS da qualche tempo si mette quindi a disposizione di questi immigrati per dare assistenza legale, per dare tutela personale, e per altre cose. Il Comune di Formia, poi, nella sua lungimiranza sociale, ha messo a disposizione dei locali che gli stessi immigrati stanno cercando con lavori di ogni genere di rendere accoglienti e vivibili, per avere una “casa”, e qui si organizzano corsi di cucina, di lingua italiana, si è creato una spazio per la palestra e uno spazio per socializzare, ed il sogno del GUS è di aprire al pubblico questa struttura e formare socializzazione anche con i cittadini formiani.

Quindi bisogna avere il massimo rispetto per queste persone che hanno affrontato pericoli di ogni sorta, hanno attraversato il mare anche a rischio della propria incolumità personale, e spesso quando vengono intervistati da giornalisti che non comprendono il problema, spesso ci si imbatte in un modo se non razzista, ma quanto meno indifferente. Ma andiamo verso una società nelle quali queste realtà sono frequenti, e la società italiana prima capisce il problema, prima si integra andando al passo con i tempi. Per esempio una ragazzo venuto alla manifestazione, Mohammed, del Bangladesh, arrivato via amare insieme ad altri come lui, vive a Formia in questo centro di accoglienza e sogna si essere un sarto, ed intanto dipinge.

Abbiamo incontrato anche Felix, un africano che da tempo vive nel Golfo di Gaeta, tanto da sposare una ragazza gaetana e formare insieme a lei una  famiglia, e lui ci dice che “quando un immigrato parla correttamente l’italiano, abbiamo già vinto.” Vuol dire che imparare la lingua del posto dove si sta vivendo, e per uno colme lui che ha sofferto moltissimo nella vita, ha incontrato uomini migliori che lo hanno aiutato, ed adesso il suo compito ed aiutare altri come lui , per dare il materiale adatto per costruire la pace. E ci piace dire che un altro ragazzo del Bangladesh ha detto di non aver sofferto per comportamenti razzisti a Formia , ma invece che si trova molto bene.

Per cui “accendi la mente, spegni i pregiudizi”.

 

 

 

 

 

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