GIORNATA DEI CONSACRATI: l’ARCIVESCOVO DI GAETA NELLA SS. MESSA IN CATTEDRALE INCONTRA LE RELIGIOSE DELLA DIOCESI

Religiose in processione verso la Cattedrale di Gaeta
Religiose in processione verso la Cattedrale di Gaeta

 

Il 2 febbraio per la Chiesa Cattolica è festa liturgica, la Presentazione del Signore al tempio di Gerusalemme, ed è la giornata dedicata ai consacrati, uomini e donne che scelgono di vivere la loro vita al servizio di nostro Signore attraverso la consacrazione per la vita.

Anche per l’Arcidiocesi di Gaeta non sfugge alla celebrazione di questa giornata, e l’Arcivescovo S. Ecc. Mons. Fabio Bernardo D’Onorio ha presieduto la concelebrazione eucaristica alla presenza di un cospicuo numero di religiose che partendo in processione dal santuario della SS. Annunziata, si sono recate nella Cattedrale recentemente restaurata.

L’omelia dell’Arcivescovo ha voluto dare risalto alla Giornata dei Consacrati, partendo dalla figura di Gesù, anche lui presentato al Tempio dalla sua famiglia, come una consacrazione che conferma l’appartenenza totale al Padre. Questa consacrazione è paradigmatica, cioè si esprime attraverso i segni che Gesù ci ha lasciato nel suo cammino, ed in questa prospettiva ognuno dei presenti in forza della sua professione temporanea, solenne o perpetua, viene chiamato ad offrire la sua vita al signore in piena totalità. Se non si offre se stesso, non può essere il frutto dell’offerta sull’altare e non si può offrire tutto se stesso e poi ritirarsi per costruire il proprio orticello e rinchiudersi lì. Questa riflessione deve essere approfondita perché si ricorda il 50° anniversario del decreto del Concilio Vaticano II° “Perfectae caritatis”, dive un religioso è perfetto presso Dio se agisce nella perfetta carità con coscienza, agire con i nostri semplici o impegnativi incarichi ma con l’espressione dei voti di povertà, castità ed obbedienza. E proprio per celebrare degnamente questo documento del Concilio, ecco l’intuizione di Papa Francesco di istituire un anno dedicato a loro, L’anno della vita consacrata, attraverso una lettera indirizzata ad ogni membro delle congregazioni ed istituti religiosi, maschili e femminili, un anno di riscoperta, di riflessione e di impegno. L’Arcivescovo citava il beato Papa Paolo VI nel definire che ogni congregazione non ha solo una grande storia raccontata o da raccontare, e lo testimoniano i secoli di storia che hanno ogni istituto con la sua schiera di santi e di beati, ma anche una grande storia da costruire. La costruzione di questa storia dipende da ognuno, oggi qui nell’Arcidiocesi di Gaeta, domani in un’altra diocesi o parrocchia o comunità. L’invito è quello di costruire una individuale storia di santità, che deve essere il motore trascinante dalla quale poi scaturiscono le opere, le assistenze, le scuole ed altro ancora.  Ciò che deve affascinare è la santità delle suore, che deve essere sempre manifestata e vissuta con passione e con gioia. La passione di per se è una cosa buona, che proviene dal cuore dell’essere umano, ma amare con passione il Signore significa farsi santi, e bisogna mettere il tutte le forze a disposizione affinché l’amore per Cristo Signore sia veramente totale, una passione di amare fortemente e totalmente il Salvatore, e senza passione non si può vivere, non è lontanamente immaginabile. Per cui si devono sempre sostenere le nostre azioni con il nostro comportamento, a cominciare nel comportamento nella vita comunitaria.  Quest’anno di riflessione e di impegno della vita consacrata ci deve essere gioia nell’incontro, dove ci sono dei religiosi o religiose ci deve essere gioia, perché se non siamo apportatori di gioia o nelle stesse comunità non c’è gioia, la presenza di serenità di una comunità di consacrati o consacrate non si vede. Per cui si deve risvegliare il mondo con la nostra presenza, la presenza di una suora in ogni luogo essa si trovi deve essere uno status di gioia perché è testimonianza della presenza di Gesù, in quanto la testimonianza è in uscita. L’Arcivescovo usava ancora le parole di Papa Francesco dicendo che bisogna risvegliare il mondo e suscitare ammirazione e rispetto per la vita consacrata, essere luce e sale per il mondo affinché con le nostre azioni tutti devono essere sicuri di trovare una testimonianza che è fonte di fraternità e di amore reciproco, di accoglienza, non avere paura di scegliere il Signore continuamente, anche nei momenti di difficoltà, ed il modello da seguire è quello mostrato dalla disponibilità totale della Vergine Maria.

Poi l’Arcivescovo dava la sua meditazione sul Vangelo proclamato, dicendo che l’Evangelista Luca ripete ben quattro volte “come prescrive la legge di Mosè”, e definiva la Santa famiglia una famiglia osservante. Anche Gesù, da adulto, quando si trovava a Cafarnao o in altre località, si recava in sinagoga nel giorno di sabato per ascoltare la Parola di Dio e proclamare le sue letture. Quindi anche Gesù è un ebreo osservante, e anche noi che ci troviamo alla sua Sequela, dobbiamo essere osservanti e solo con l’osservanza comportamentale possiamo essere credibili testimoni nel mondo di oggi. L’inno che innalza il profeta Simeone al Signore definendolo luce, gloria ma anche spirito di contraddizione. Gesù ci salva, attraverso i suoi segni come luce anche nei momenti in cui noi possiamo inciampare; Gesù è gloria perché è consolazione e gioia che dà ad ognuno di noi, spirito di contraddizione perché la testimonianza che dà e totale e può essere o no accettata.

L’Arcivescovo assegnava anche i “compiti a casa”. Come momento della nostra presentazione e nostra riconsacrazione al Signore, ci deve essere la sorpresa di Gesù, possiamo recitare tutte le preghiere prescritte, ma bisogna avere sempre lo stupore dell’insegnamento di Gesù, come la folla rimaneva stupita quando il Maestro insegnava al popolo ebreo. La Liturgia della Parola ha un po’ questo compito, perché quando viene proclamata è come se il Signore ci parlasse perche nella Sacrosantum Concilium si enuncia che quando il sacerdote proclama la Parola è come se Cristo parlasse in mezzo a noi. La sorpresa e un moto interiore verso Lui, ci porta ad un annullamento di noi stessi, ad essere innamorati di Gesù, come quando l’innamorato fa tutto ciò che vuole l’innamorata e viceversa, non si può dire di essere innamorati di Gesù e poi non ci si comporta come tale, anche perché l’atteggiamento verso l’amore di Gesù ci porta ad assaggiare le sofferenze della Croce. L’augurio alle suore quindi di essere sempre sorprese della presenza e della parola di Gesù, e da questa sorpresa si possa riconoscere un vero innamoramento di Gesù che porta a fare della nostra vita una risposta di vero amore a Lui, mettere il proprio cuore all’ascolto di Lui in questo anno dedicato alla vita religiosa risvegliando l’entusiasmo verso il Signore e che possa l’innamoramento verso di Lui portare frutti di santità per tutte le congregazioni presenti nel territorio dell’Arcidiocesi di Gaeta.

La funzione poi proseguiva con il rinnovo dei voti ed il proseguo della Liturgia Eucaristica con l’attiva partecipazione di tutti i fedeli presenti in cattedrale.

 

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