105916832-b70e4408-dac8-4799-8634-077da311e0f3Lo ripeto: i sondaggi e le statistiche lasciano il tempo che trovano. Allo stesso tempo però possono essere utili a capire un fenomeno. Dall’ultimo sondaggio riportato dal l’Espresso (ne abbiamo parlato anche qui e qui) c’è un’interessante rilievo dal titolo “La fede religiosa degli adolescenti”, che riporta i seguenti dati: “Ad aprire una finestra su questo mondo aiuta una ricerca realizzata dall’Aied, l’Associazione italiana per l’educazione demografica, su 4000 giovani fra i 13 e i 19 anni, che ha confrontato le risposte raccolte nel 2014 con la stessa indagine compiuta nel 1986. I risultati sono interessanti e in qualche caso sorprendenti. A dichiararsi cattolico praticante è solo un adolescente su quattro, senza distinzione tra maschi e femmine, un risultato analogo a quello riguardante la popolazione adulta pubblicato nel 46esimo rapporto Censis. Rispetto al 1986 il calo è di 10 punti per le ragazze, mentre è stabile per i ragazzi. A definirsi cattolico non praticante è circa il 36 per cento sia dei ragazzi e che delle ragazze, mentre nel 1986 le percentuali sfioravano il 50. La sorpresa arriva invece da chi esprime indifferenza verso la religione. Erano in pochi nel 1986, in prevalenza ragazzi (21 per cento contro il 14 delle ragazze), mentre oggi sono il 31 per cento dei ragazzi e addirittura il 33 delle ragazze.” Al di là della contraddizione in termini “cattolico non praticante”, che ha la sua ragion d’essere nel fallimento educativo di cui stiamo parlando, c’è da notare come questi dati raccontano le risposte alla domanda se si è cattolici o meno. Che cosa gli intervistati intendono per cattolici non emerge da quest’indagine. Eppure per chi ha un minimo di esperienza nelle parrocchie e nei movimenti (le realtà che tanto vengono sbandierate come fonte di successo della “politica” cattolica degli ultimi decenni) sa benissimo che quello che credono – e conseguentemente praticano – è semplicemente non cattolico. Eppure il trentennio 1986-2016 è stato quello caratterizzato dalle folle oceaniche di giovani al seguito di Papa Wojtyla, poi Ratzinger e, infine Bergoglio. Su questi giovani, specie – per quel che riguarda l’Italia – quelli della “GMG del 2000”, si è molto parlato, esaltando un fenomeno che va ben al di là dei numeri. Tanto che oggi, quell’effetto che tanto sembrava essere promettente e vincente, si è rivelato miseramente fallimentare. Quella generazione, uscita da parrocchie, movimenti, GMG e quant’altro è quella che in politica è regolarmente coinvolta in scandali economici e non solo; quella generazione è quella che da questi sondaggi non appare, semplicemente perché, a livello numerico e statistico, è insignificante. Si è scelto di puntare alle masse, alle folle, e non alle coscienze dei singoli che richiedono pazienza, tempo e coraggio. Investire sui singoli, sulla loro educazione e formazione, avrebbe significato avere fede cattolica, credere nella sua veridicità e bontà, sottraendola dalle novità, dalle manipolazioni, dai tradimenti e dissolvimenti vari che hanno segnato questi ultimi decenni. L’effetto gmg riempie gli stadi e le piazze, ma finiti quegli eventi i giovani si trovano da una parte liberi di credere altro e soli e non aiutati a credere ciò che la Chiesa crede. È un errore di fondo, che adesso e nei prossimi anni si pagheranno sempre più le conseguenze, di un’impostazione da eventidipendente, dove la fede è solo quella vissuta nel chiasso di queste manifestazioni e lontani da esse c’è il vuoto; per riempirlo, si aumentano le dosi di stordimento di nuovi eventi, rendendo la fede una flash-mob continuo. Ma non è questa la fede e per quanto a molti possa apparire divertente, attraente e piacevole, essa poi lascia il posto a manifestazioni evidentemente più allettanti e attraenti. La fede su questo campo perde. Se chi ha il dovere di annunciarla così come l’ha ricevuta vuole vincere, deve cambiare registro.

admin
Author: admin

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui