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Il Fotofinish scatta per la prima volta sotto la soglia dei 10″, ed è leggenda due centesimi di secondo che scorrono a ritroso nel tempo e raggiungono il 4 settembre 1979, la macchina del tempo dell’atletica leggera tricolore scorre inesorabile all’indietro, si ferma all’altezza della leggenda, e la riscrive con un nuovo nome: Filippo Tortu. Per due centesimi di secondo, lo Stivale si trasforma in una scarpa chiodata da corsa Nike , e la nazione tutta esulta e dire che gli storici asseriscono seriosi che la storia non può essere cambiata, mentre c’è chi la cambia eccome, in un istante, o meglio in due. La cifra che compare sul display madrileno, sul quale Filippo si adagia soddisfatto a fine gara, sa di cabala: 9:99, un record che ci riporta dritti dritti alla sudata matematica, ai periodici fissi. Il 9 compare uno e trino, Filippo ha compiuto un gesto divino, 9 come le greche Muse, divine tenutarie delle arti e delle virtù, e poi ancora 9, simbolo della Luna e della sua trasmutazione da energia a materia, ed infine, ancora 9: numero astrologico del Dio della guerra, Marte. Tanto filosoficamente distante quanto matematicamente contiguo dal numero perfetto di Pitagora, il 9:99 è comunque leggenda, è uno sconto conquistato sul “prezzo pieno” dei 10:00 grazie anche all’allenamento innovativo sviluppato dal suo allenatore-papà. La corsa, come espressione atletica, nacque pressappoco 2800 anni fa in Grecia. Allora si percorreva uno stadion, vale a dire uno stadio lungo 192 metri. In epoca moderna, compare per la prima volta la misura 100, ma si tratta delle iarde del Sistema Imperiale anglosassone, cui corrispondono solo 93 metri. I secoli passano, le misure cambiano, ma il sogno rimane lo stesso: essere il più veloce di tutti, far parte degli annali dell’atletica leggera come colui che seppe conquistare nuovi record della fisiologia umana
FILIPPO, COM’E’ NATA LA TUA PASSIONE PER L’ATLETICA LEGGERA?
Sin da piccolo ho praticato tanti sport, calcio, basket sci, ma soprattutto sia mio padre che mio fratello praticavano l’atletica, per cui è stato per me molto naturale avvicinarmi a questo sport.
OLTRE A PIETRO MENNEA, QUALI ALTRI CAMPIONI ITALIANI TI SONO STATI DA ESEMPIO?
Il mio riferimento è certamente Livio Berruti che stimo tantissimo e ho avuto modo di conoscere oltre che sentire abbastanza spesso.
CHE COSA SIGNIFICA PER TE RAPPRESENTARE LA TUA NAZIONE E LE FIAMME GIALLE IN QUANTO CAMPIONE DI ATLETICA?
e per tutti gli Italiani che mi seguono, significa che mi sento autenticamente italiano e che sono orgoglioso di esserlo. Raggiungere un risultato sportivo mi riempie di gioia per me, per la mia famiglia, per il mio team, ma anche per il Gruppo Militare che rappresento.
SI DICE SPESSO CHE LO SPORT ABBIA IL POTERE DI UNIRE RAZZE E CULTURE, TU COSA NE PENSI?
Sono assolutamente d’accordo e la storia è piena di esempi in tal senso.
QUALE MESSAGGIO VORRESTI TRASMETTERE AI GIOVANI CHE SOGNANO UN FUTURO DA CAMPIONE?
Con la volontà ed il sacrificio tante cose sono possibili, bisogna inseguire sempre i propri sogni, ma non si deve neanche avere fretta di raggiungerli e, soprattutto, se non si dovessero raggiungere, si deve ugualmente vivere la propria vita nel migliore dei modi, consapevoli di averci provato sino in fondo.

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