Figli che hanno diritti e altri che non ne hanno

utero in affittoSta facendo notizia, e polemica, la decisione di allontanare da Martina Levato (la donna condannata per delle aggressioni con l’acido) il figlio appena nato. “Ora, senza entrare nel merito giuridico e, tanto meno, personale della vicenda, non si può non osservare come la grande stampa ha prontamente scelto di confezionare la notizia, ossia ponendo l’accento sul diritto del figlio della signora, che verrebbe ingiustamente leso. Valga, per tutti, un titolo in merito apparso sul sito del principale quotidiano italiano: «Quel diritto negato al primo abbraccio materno».” [giulianoguzzo.com] La domanda è molto semplice: perché i figli acquistati come prodotti su Amazon, nati con la pratica dell’utero in affitto, non dovrebbero avere almeno la stessa tutela giuridica e umanitaria che si chiede per il figlio di Martina Levato? Perché? Perché la Levato ha conquistato gli onori della cronaca, mentre i bambini che, per colpa dello sfizio di qualche attempato ricco omosessuale, non conosceranno mai la propria madre, no? Di nuovo: perché? Questo chiedono e per questo si battono coloro che, tacciati vigliaccamente come omofobi e retrogradi, si scagliano contro la barbara, razzista e schiavista pratica dell’utero in affitto. Solo che se a dirlo sono loro, quelli che vengono liquidati come cattofascisti allora sono nel torto; se a dirlo è l’ovvia considerazione di fronte a una vicenda di cronaca allora tutto va bene. Con questa mentalità ipocrita non si riuscirà mai a costruire una cultura che voglia essere realmente tale, ma solo tanti piccoli e meschini burattini del padrone di turno.

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