FEDRO CHE INCONTRA I BAMBINI DI FORMIA: ANIMAZIONE CULTURALE PER IL “MAGGIO DEI MONUMENTI “ NELLA VILLA COMUNALE

Enzo Scipione - Fedro
Enzo Scipione – Fedro
Fedro che declama le Fabulae di Fedro
Fedro che declama le Fabulae di Fedro
Fedro che aspetta i disegni dei bambini
Fedro che aspetta i disegni dei bambini
Criptoportici
Criptoportici
Fedro ai Criptoportici
Fedro ai Criptoportici
Ingresso ai Criptoportici
Ingresso ai Criptoportici

Il 9 e 10 maggio presso la Villa Comunale di Formia si è svolto il primo degli appuntamenti prefissati per l’animazione culturale dei monumenti dell’antica Roma presenti nella città di Formia, e la prima associazione a effettuare questa animazione è stata l’associazione Teatrarte con Enzo Scipione che si è travestito da Fedro.

Si deve dire chi è questo scrittore di favole dell’antica Roma. Fedro (20 AC – 50 DC) stato un favolista latino attivo sotto Tiberio, Caligola, e Claudio. Nel quadro della letteratura della prima età imperiale, è stato uno dei pochissimi autori di nascita non libera: era infatti schiavo trace e nei manoscritti delle sue opere e citato come libertus Augusti, poiché sembra che sia stato liberato dall’imperatore. Egli scrisse cinque libri di Fabulae (il titolo integrale è: Phaedri Augusti liberti fabulae Aesopiae), ma, di esse, ne restano appena novantatré: troppo poche, in verità, data anche la limitata estensione della maggior parte di esse, per pensare che potessero formare davvero un complesso di cinque libri. Si sospetta, perciò, a ragione, che ogni libro (specialmente il II e il V) sia stato sottoposto, attraverso i secoli, a tagli immeritati per ragioni didattiche e moralistiche, dal momento che il testo di Fedro divenne, presto, lettura di scuola.

Ed appunto qui riportiamo alcune delle Fabulae lette nella Villa comunale Umberto I, che io bambini presenti hanno dovuto poi rappresentare con dei disegni:

LA MOSCA E LA MULA

C’era una volta una mosca che andava ronzando di qua e di là senza una meta ben precisa. Un pomeriggio scorse una mula intenta a tirare il carro e subito si diresse verso di lei, posandosi sul timone dello stesso carro sussurrandole: “Come sei lenta!”. Nonostante quelle parole, la mula in apparenza continuò. “E’ mai possibile che tu non possa andare più in fretta? Stai attenta che non ti punzecchi il collo con il mio stiletto, perbacco!” La mula, per nulla intimorita, continuò a tenere la stessa andatura. Irritata dalla mancata risposta, la mosca continuò a sollecitare la mula con la stessa domanda. La povera mula, allora stanca ed esausta della giornata lavorativa ma anche per le continue domande, abbozzò una simile risposta. “Senti, bella fannullona, non mi lascio certo intimidire dalle tue parole. Piuttosto ho invece paura non certo di te, ma di questo qua dietro che è seduto su un seggiolone, che governa il mio giogo con una frusta e doma la mia bocca con un piccolo morsetto. Lascia perdere la tua inutile arroganza, non ho certo bisogno di essere sollecitata da te. Io so quando è ora di correre e quando è ora di battere la fiacca.”

Morale: Purtroppo oltre agli arroganti veri il mondo è anche pieno di arroganti fasulli, a noi l’arduo compito di smascherarli e di contrastarli entrambe.

 

IL CAVALLO E IL SOLDATO

 

Durante la guerra, un soldata amava e coccolava il suo cavallo come un essere umano e considerato che gli era compagno fedele in ogni momento di pericolo lo viziava e lo rimpizzava d’orzo. La guerra però, fortunatamente, dopo alcuni anni terminò e il soldato destinò il povero cavallo in umili lavori, copstringendolo a portare carichi pesanti  e nutrendolo di sola paglia. Quando nuovamente si sentì parlare di guerra e si udìì il sono delle trombe il padrone mise le briglie al cavallo e si armò lui stesso e montò in arcione. Purtroppo però la povera bestia, distrutta ed esausta per le fatiche in cui il padrone l’aveva costretta sussurrò: “ Vattene con i fanti, tu che mi hai trasformato da cavallo in asino, come pensi di trasformare ora un asini in un cavallo?”

Morale: Nei momenti di tranquillità e di pace non ci si può dimenticare della sventura passata.

 

I TRE BUOI

 

Nell’antica Roma vivevano e lavoravano tre buoi, erano molto amici fra loro e non avevano avuto modo di litigare, anche perché si trovavano sempre d’accordo su qualsiasi cosa. Un giorno conobbero un leone molto, molto astuto e furbo, quest’ultimo affamato e digiuno da molto tempo ed era molto intenzionato a mangiarseli, però erano troppi e studiò il modo per dividerli e sbranarli uno alla volta. Iniziò allora ad ingiuriarli, istigandoli l’uno contro l’altro fino al punto che la loro proverbiale amicizia vacillò, e si sciolse come neve al sole. Il leone riuscì così nell’intento di separarli l’uno dall’altro, potendoli così sbranare indisturbato uno alla volta. Soddisfatto del proprio lavoro ed orgoglioso della propria furbizia il leone si allontanò alla ricerca di altre prede.

Morale: Se vuoi una vita priva di pericoli non dar retta a chi non conosci ma piuttosto presta fede agli amici e fai in modo di conservarli.

 

IL LEONE SPAVENTATO DA UN TOPO E LA VOLPE

 

Un giorno, un topo che andava di fretta, passò di corsa su un corpo di un leone che stava dormendo. Balzato in piedi, il leone si girava e rigirava alla ricerca di colui che aveva osato passargli sopra. “Tu che sei un leone così grande e grosso ti sei lasciato spaventare da un topo?” lo vide reagire una volpe che aveva assistito alla scena, e il re della foresta rispose. “Non ho avuto paura del topo, povera bestiolina, ma sono piuttosto rimasto stupefatto che qualcuno sia stato così audace da correre sul corpo di un  leone addormentato.”

Morale: La favola insegna che gli uomini saggi tengono in considerazione anche le piccole cose.

 

IL CONTADINO E LA PIANTA

 

C’era una volta un contadino che aveva un campo, nel suo campo cresceva una pianta che purtroppo non portava frutti, ma serviva solamente da riparo ai passeri e alle cicale con il loro canto. Un bel giorno il contadino decise di abbattere la pianta infruttifera e non appena iniziò a vibrare i primi colpi per tagliarla, le cicale e i passeri iniziarono a supplicarlo di non abbattere il loro rifugio perché altrimenti non avrebbero potuto rallegrarlo con il loro canto. Quest’uomo, non curandosi delle suppliche, cominciò allora a colpire la pianta con maggior forza e veemenza. Improvvisamente si aprì una breccia nel tronco e rivelò all’interno un alveare di api stracolmo di miele. Dopo averlo assaggiato ed averne apprezzato la bontà, il contadino abbandonò la scure e decise di non tagliare più la pianta, ma anzi da quel momento ne ebbe la massima cura.

Morale: Gli uomini, per loro natura non amano il rispetto del giusti ma vanno alla ricerca dell’utile e profittevole.

 

LA VOLPE SENZA CODA

 

C’era una volta una volpe che durante una battuta di caccia, durante la fuga si era imbattuta in una tagliola che gli aveva mozzato la coda. Nonostante avesse salvato la pelle, riteneva che per tale motivo la sua vita fosse intollerabile, capì perciò che doveva convincere le altre volpi a tagliarsi la coda così che il suo difetto svanisse nella totale disgrazia. Decise allora di convocarle tutte e le esortò a compiere il gesto affermando che la coda non solo era brutta, ma pendeva dal loro corpo come un peso inutile. Una di esse, però, non del tutto convinta, prese la parola e disse: “Ma se ciò non tornasse utile a te, non c’è lo consiglieresti di certo a noi.”

Morale: Questa favola ci insegna che a volte si incontrano persone che elargiscono consigli agli altri più per interesse proprio che per affetto verso di loro.

 

IL LUPO E L’ASINO

 

Un lupo, illuminato e divenuto capo di un branco, impose la sua legge, ovvero tutti dovevano dividere ogni preda catturata durante la caccia, e assegnare a ciascuno una parte uguale del bottino, perché pensava a ragione che i lupi rimasti a bocca asciutta si sarebbero prima o poi sbranati tra di loro. Si fece allora avanti un  asino che scuotendo la criniera disse: “Bella e sensata davvero è l’idea del lupo, come mai però tu – disse rivolgendosi al lupo – hai riposto nella tua tana il bottino di ieri. Tu dunque dividilo con gli altri e spartiscilo.” Il capo dei lupi, svergognato, fu costretto ad abolire la legge.

Morale: Quando sembra divulgare leggi giuste personalmente poi non si attengono a ciò che stabiliscono con i loro decreti.

 

Dopo che si sono lette le fiabe e fatti disegnare i bambini, con i genitori si sono visitati i Criptoportici, uno sottostruttura di un’antica villa romana situata sotto la Villa Comunale Umberto I°, costituita in opus incertum nella parte orientale, e in opus reticulatum nella parte occidentale.

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