Fare con Tosi mette l’agricoltura al centro del programma

Logo Fare con Flavio Tosi
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Fare con Flavio Tosi, il movimento politico nato sotto l’egida del sindaco di Verona e appoggia la candidatura a sindaco di Gianni Chiarato, in un documento mette come pilastro per la prossima campagna elettorale di giungo per l’elezione a sindaco di Latina il settore agricolo, ed ecco che cosa scive il coordinamento di questo movimento.

“In perfetto accordo e sintonia con il candidato Sindaco della coalizione Gianni Chiarato, il nostro movimento politico “FARE! con Flavio Tosi” ritiene che l’Agricoltura dovrà essere elemento fondante del Programma Politico amministrativo della coalizione. Le funzioni ed i compiti amministrativi in materia di Agricoltura, esercitati dai Comuni per delega conferita dalla Regione Lazio con propria legge n. 14/1999, non possono certamente costituire il solo «efficace strumento normativo» per adempiere a quanto stabilito dal T.U. delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali D.Lgs 267/2000 che all’art. 3 comma 2 individua il Comune quale Ente Locale che rappresenta la propria Comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo (sociale ed economico), e gli conferisce con il successivo art. 13 tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione ed il territorio comunale, precipuamente nei settori organici dei servizi alla persona e alla comunità, dell’assetto ed utilizzazione del territorio e dello sviluppo economico….., Il Comune deve quindi assumere un ruolo determinante, al fine di favorire le condizioni di future sostenibilità dello sviluppo locale, in particolare nel nostro caso attraverso la valorizzazione delle attività agroalimentari che costituiscono vocazione e patrimonio del nostro territorio. Gli interventi per la difesa e sostegno del comparto agricolo devono ovviamente tenere conto della «valenza multifunzionale» che viene attribuita a tale settore dal D.Lgs 228/2001 (Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell’articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57), una vera e propria rivoluzione copernicana a cui strategicamente far riferimento . Occorre applicare i dettami della «sussidiarietà orizzontale», un patto di crescita tra Ente Pubblico, imprenditori Agricoli e Cittadini, fondato sullo sviluppo economico, sulla tutela ambientale e sulla sicurezza e salubrità alimentare . Occorre creare una «matrice» di sviluppo che tenga effettivamente conto delle potenzialità, e dei punti di debolezza del nostro territorio, che sappia ascoltare le istanze che provengono dal tessuto produttivo locale per tradurle in un sistema di imprese ad alta competitività rispetto ai mercati non solo locali e nazionali. La proposta è quella di un Piano Strategico che possa rappresentare un metodo nuovo di lavoro per gestire in rete, le diverse componenti di un territorio. Il piano strategico non è altro che una piattaforma di crescita e di rinnovamento del territorio, del suo tessuto imprenditoriale, culturale, ambientale e sociale e secondo noi di “FARE! con Flavio Tosi” il settore economico dove puntare strategicamente è l’Agricoltura in stretta connessione al Turismo. Occorre avere rispetto per tutto il mondo lavorativo, ma chi negli ultimi anni ne ha avuto meno sono la categoria degli agricoltori, troppo spesso considerati a orto come il fanalino di coda della nostra economia. Le due condizioni di partenza sono ovviamente la difesa dei suoli rurali, troppo spesso destinati ad essere coperti da «cemento» inutile, talvolta realizzato in maniera speculare e non rispondente ad una reale esigenza abitativa o industriale o artigianale; – la tutela dell’ambiente, che ovviamente non deve essere esercitata secondo una semplice logica di contenimento delle possibili fonti d’inquinamento ma occorre puntare a standard qualitativi di primordine. La creazione di un osservatorio che sappia presidiare il territorio e dia le coordinate per migliorare le condizioni ambientali, potrebbe rappresentare un chiaro segnale nella direzione che vogliamo, aria acqua e terra pulita costituisco il migliore biglietto di presentazione delle nostre produzioni agricole . Ad un dinamismo imprenditoriale deve corrispondere un dinamismo istituzionale, questa è la chiave di lettura operativa del progetto, spesso non vengono raggiunti risultati significativi perché si ha davanti un soggetto pubblico che invece di essere un valido partner di lavoro, si trincera dietro le proprie competenze ordinarie, immobilizzato dalla burocrazia da esso stesso generata, tagliando le gambe ad un piano di sviluppo che potrebbe fare la fortuna del proprio territorio e comunità. C’è la necessità di una forte alleanza sia tra gli imprenditori agricoli stessi che con l’Ente locale, la strategia delle connessioni diventa elemento fondamentale per dotare il territorio di una programmazione che miri al raggiungimento di obbiettivi considerevoli. In questo senso il primo segnale da dare al comparto agricolo da parte delle istituzioni locali sia quello di : – semplificare e sburocratizzare ogni procedura amministrativa riferita agli imprenditori agricoli, in particolare modo quella rivolta all’ammodernamento dell’apparato produttivo e la realizzazione di infrastrutture legate all’attività agricola in tutte le sue accezioni, ivi incluse le infrastrutture di manipolazione e trasformazione dei prodotti, e le strutture ricettive e di “ristorazione rurale”. – La creazione di uno «sportello verde», soggetto operativo di cui si auspica l’attivazione, oltre a divenire per l’imprenditore agricolo l’unica interfaccia con la Pubblica Amministrazione, debitamente supportato potrebbe fornire assistenza tecnica e finanziaria, in particolare rispetto agli incentivi previsti dalla normativa nazionale e comunitaria . Non si può parlare di progetto di Sviluppo senza toccare i temi di analisi ricerca e innovazione nel settore, e questo è il secondo traguardo da raggiungere; come si fa a parlare di vocazione agricola di un comprensorio senza avere una struttura che svolga tali compiti? Si provi a pensare ad una programmazione delle produzioni agricole, alla individuazione delle qualità autoctone, al miglioramento genetico delle piante coltivate, all’individuazione dei disciplinari tecnici di produzione per i prodotti tradizionali e tipici e relativi controlli, all’assistenza tecnica in materia di nuove tecnologie. Abbiamo la fortuna di avere a Latina un Istituto Professionale per l’Agricoltura, che dispone delle infrastrutture che forse potrebbero ospitare anche una facoltà Universitaria di Agronomia, dobbiamo aggiungere altro? Il modello potrebbe essere gli istituti di “Conegliano o San Michele all’Adige” . Altra azione importante è orientarsi e specializzarsi sempre di più nella produzione di prodotti tipici, tradizionali e autoctoni. Non è sempre facile raggiungere riconoscimenti quali DOC, DOP e IGP, talvolta occorrono decine di anni, ma bisogna pur iniziare a creare le condizioni per raggiungere tali livelli; ma da subito si potrà lavorare sui DE.CO. su una filiera di prodotti di DEnominazione COmunale, per i quali esiste da tempo una legislazione “ignorata” dalle precedenti amministrazioni comunali. Altro punto qualificante sarà quello di programmare specifici eventi annuali quali mostre e sagre che esaltino i prodotti e le preparazioni tradizionali, o ancora fiere che sappiano condensare insieme alle esposizioni di valore del settore, momenti dedicati ad un’attività convegnistica che sappia mostrare e sviluppare le potenzialità agricole del territorio. Ed ancora la piena applicazione del D.Lgs 228/2001 (Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell’articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57), che prevede per esempio la possibilità di assegnare alle nostre aziende agricole appalti ambientali … chi meglio dei nostri agricoltori potrebbero gestire il verde pubblico e difendere l’ambiente . Infine il tassello mancante, la commercializzazione delle nostre produzioni, non può e non è sufficiente produrre bene , bisogna anche creare le migliori condizioni per la commercializazione e quindi il piano dovrà prevedere : – Azioni per la commercializzazione diretta da parte delle aziende agricole come posteggi fuori mercato, nonché veri e propri mercatini con cadenza giornaliera, settimanale o stagionale. – l’utilizzazione di strategie d’informazione e comunicazione, vere e proprie azioni di marketing territoriale per pubblicizzare i nostri prodotti. L’utilizzo della stessa rete internet con una sorta di «borsa verde» potrebbe aprire sbocchi commerciali imprevedibili e di particolare consistenza. – la realizzazione di una rete logistica di fase avanzata, che sappia cioè essa stessa fare mercato, dare competitività alle nostre aziende e produrre una programmazione negoziata delle culture da praticare. Su queste linee occorrerà muoversi insieme con sintonia tra soggetti pubblici e privati, con la consapevolezza di lavorare per tessere un piano integrato che darà sicuramente risultati a medio e lungo termine e di cui ne potrà beneficiare non solo il comparto agricolo.

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