Evita uno stupro chiudendo l’aggressore in bagno, una storia agghiacciante

Donna

Quando si vive in una zona degradata è facile che capitano queste brutte storie: infatti una donna ha evitato di essere violentata chiudendo a chiave il suo aggressore nel bagno di un negozio di cibi take away. La reazione e la forza d’animo hanno evitato il peggio a una marocchina di 36 anni ad Asti, in corso Casale, a pochi metri dallo scantinato dove a inizio dicembre un’altra trentenne era stata rinchiusa e costretta a subire violenza sessuale per un giorno e una notte. L’aggressore, un marocchino di 28 anni, si è presentato nel negozio di kebab dopo la mezzanotte: in quel momento la donna era l’unica cliente. Le ha messo le mani addosso tentando di violentarla e mordendole una guancia. La vittima non si è persa d’animo ed è riuscita a chiudere a chiave nel bagno il suo aggressore. Poi è scappata in strada, dove ha trovato una pattuglia della polizia in servizio. Il ventottenne, che nel frattempo era riuscito a liberarsi, è stato bloccato dai poliziotti e arrestato per tentata violenza e lesioni procurate alla donna. La donna, soccorsa e medicata, sta bene nonostante la disavventura. La vicenda ha ancora dei punti da chiarire, secondo la questura, che in settimana ha coordinato un blitz interforze nella vicina palazzina dello stupro. Ma aumenta l’allarme per la sicurezza nel quartiere. Nei giorni scorsi quaranta alloggi mai censiti, molti dei quali occupati da abusivi, sono stati controllati. Identificati i residenti, alcuni irregolari in Italia. Tutti gli scantinati sono stati sigillati. Oltre a cumuli di rottami, elettrodomestici rotti, mobili e immondizia, sono state trovate cinque auto, già in fermo amministrativo. E nel tugurio dove una donna era stata rinchiusa e violentata per un giorno e una notte intera, ci viveva ancora qualcuno. Alice (nome di fantasia) era riuscita a mandare un messaggio di aiuto su Whatsapp a un’amica, dicendole di andarla a liberare. Tutto è partito da qui. La liberazione della donna, l’arresto di due tunisini 40enni, uno dei quali accusato di averla sequestrata e violentata. Poi il blitz, martedì, di una cinquantina di carabinieri, poliziotti, agenti della municipale, finanzieri e vigili del fuoco, per mettere in sicurezza lo stabile, di proprietà di un’immobiliare sarda. Di fronte a questo vecchio palazzone a bordo strada, che ha campanelli coi pulsanti divelti e i vetri del portone aperto rotti, commercianti e residenti della zona hanno paura. C’è chi teme ritorsioni e non vuole nemmeno commentare le ultime violenze. C’è chi ricorda quanto era tranquillo il quartiere 30 anni fa. Chi ha comprato un bar solo cinque mesi fa, come Hasan, un curdo di 31 anni, che ora lo vuole chiudere. In questo angolo multietnico di città ‘dimenticata’, le forze di polizia hanno intensificato i passaggi anche durante le festività natalizie.

 

 

 

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