imgresLe parole sono pietre e dovrebbero essere usate con attenzione, possono ferire e lasciare segni indelebili nelle coscienze, durante la prima intifada in terra santa quando al lancio delle pietre, i palestinesi iniziavano ad effettuare attentati suicidi, i colleghi israeliani criticavano i giornalisti europei per l’uso improprio che si faceva del termine kamikaze, a loro dire, infatti, ogni volta che qualcuno si faceva esplodere in un ristorante, alla fermata dell’autobus, o davanti ad una discoteca, i giornali scrivevano “un kamikaze si fa esplodere tra la folla”. In realtà kamikaze è una parola che ha una sua nobiltà guerriera, letteralmente significa “vento divino” ed indica un leggendario tifone che sembra abbia salvato il Giappone nel 1281, affondando mezza flotta mongola che stava sbarcando sulle coste del paese per conquistarlo. La storia ha iniziato ad utilizzare il termine kamikaze per indicare quei piloti che nel corso della seconda guerra mondiale sul fronte giapponese, (il 20 ottobre 1944 è la data di nascita del reparto kamikaze, formato da 24 piloti del 21º Stormo), nel tentativo di sovvertire le sorti ormai segnate dell’impero nipponico, si lanciavano con i loro aerei carichi di esplosivo contro le navi alleate che incrociavano nelle acque del pacifico, sacrificando la loro vita nel tentativo inutile di sacrificare l’avanzata della flotta. L’esercito giapponese non ebbe mai problemi a reclutare volontari per le missioni kamikaze, ci fu il triplo di volontari rispetto agli aerei disponibili, invece i piloti esperti venivano scartati, in quanto potevano essere impiegati in ruoli difensivi e di insegnamento. Il pilota kamikaze medio aveva circa 20 anni e studiava scienze all’università, le motivazioni nell’offrirsi volontario andavano dal patriottismo, al desiderio di portare onore alle proprie famiglie, al mettersi alla prova in maniera estrema. Certamente il soldato giapponese uccideva altre persone, ma si trattava di guerrieri come lui che rientravano nella logica mostruosa della guerra, ma quale nobiltà ha un uomo che si fa esplodere in un aeroporto o in una stazione smembrando donne, bambini vecchi e giovani, persone inermi e innocenti? I terroristi e non i guerrieri che entrarono in azione suicida al Bataclan di Parigi il 13 novembre scorso, sparavano cariche di mitra contro persone che stavano seguendo un concerto, altri entrarono in azione nello stesso momento poco lontano colpendo a morte persone sedute ai tavoli dei bar, a loro non venne minimamente in mente di sparare contro i nemici delle caserme dei militari francesi. Nella gerarchia dell’orrore le vittime innocenti in Siria, Irak in Afganistan hanno pieno diritto alla stessa commiserazione, delle vittime del terrorismo dei fantomatici militanti dell’Isis, ma allo stato attuale dei fatti non risultano sgozzamenti, rastrellamenti, crocifissioni, roghi, decapitazioni, mutilazioni simili in quelle parti del mondo, la guerra con la sua terribile struttura e bruttura coinvolge spesso innocenti che hanno l’unica colpa di coincidere un certo momento fatale, pertanto confonde i torti alle ragioni.
Rino R. Sortino

Rino Sortino
Author: Rino Sortino

Giornalista e opinionista televisivo, nel passato ha partecipato in qualità di opinionista a trasmissioni quali "passione sport" presso lazio tv e gold tv

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