Nicola Ferraro

Nella giornata dell’8 ottobre è stato eseguito dagli agenti della Polizia di stato e dai militari della Guardia di Finanza del cvomando provinciale di Caserta un decreto di sequestro nei confronti del 59enne Nicola Ferraro, originario di Casal Di Principe. La proposta è arrivata da parte del Questore di caserta e ha trovato pieno accoglimento da parte del tribunale di santa Maria capua Vetere. Il decreto di confisca ha colpito beni immobili siti sia in Campania che nel Lazio, nonché sono stati sottoposti a fermo giudiziario anche diversi rapporti finanziarie con le banche, ed è stato sequestrato in via definitiva anche il vitalizio consiliare che ha maturato nel corso della sua attività politica. Ferraro è stato un imprenditore operante nel settore dei rifuti ed è stato anche consigliere regionale, ma che è stato condannato con sentenza passata in giudicato dalla Corte di Appella di Napoli per concorso esterno in associazione mafiosa con sentenza datata 16 aprile 2015. Questa misura giudiziaria è stata il frutto di una lunga ed articolata indagine che hanno condotto insieme sia la divisione dell’Anticrimine della Polizia sia il Nucleo di polizia economico – fininziaria delle Fiamme Gialle di Caserta. E questa investigazione ha portato alla scoperta di asset patrimoniali e finanziari che sono stati attibuiti a Ferraro ed ai suoi familiari. L’ex consigliere è stato riconosciuto colpevole da parte della magistratura casertana per collusione con la famiglie Schiavone e Bidognetti che hanno operato nel territorio casertano con le loro attività illegali. L’imprenditore, in qualità di amministratiore della società Ecocampania srl, poi in seguito fallita, ha asservito la sua professonalità verso i componenti del clan dei casalesi, ottenendo in cambio sia sostegno elettorale e anche un appoggio consistennte per le imprese da lui gestite nel campo del trattamento dei rifiuti. Le prove che gli investigatorti hanno raccolto contro di lui, corredate da intercettazioni telefoniche, hanno dimostrato come lui si è posto come intermediario delle famiglie criminali e diverse amminisrazioni pubbliche, per ottenere appaltio e contributi pubblici, monopolizzando di fatto il settore economico e finanziario delal raccolta dei rifiuti sia su suolo campano che in altr regioni, come ad esempio il Lazio. Una copiosa documentazione è stata raccolta dimostrando che sia l’imprenditore che i suoi familiari hanno acquisito illegalemnte una serie di proprietà con relativa movimentazione economica, spesso acquisite con fondi che gli stessi appartenenti ai sodalizi camorristici gli hanno fornito. Il decreto di esecuzione giudiziaria di sequestro è stato firmato dalla IV Sezione Penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ed ha permesso di acquisire i seguienti beni: 9 fabbricati siti a Casal Di Principe, Teverola, Arienzo, Formia e Gaeta, un terreno sito a Casal Di Principe, una moto BMW e un’ auto Mini Cooper, le quote della società Protek srl con sede a caserta, le quote della società Fin. Cap srl con sede a Mondragone, numerosi rapporti bancari, buoni fruttiferi, titoli e certificati di deposito. Infine è stata sequestrata a titolo definitivo l’intera indennità percepita quando ha ricoperto l’incarico di consigliere regionale pario a 834 mila euro, nonché il blocco del versamento del vitalizio da corrispondfere a suo favore come ex parlamentare della regione campania al raggiungimento del 60° anno di età.

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