Da eroe della fiction alla bufera Consip e le indagini “esagitate” sulla famiglia Renzi. Il capitano Ultimo rischia la sospensione dai Carabinieri

Di Caprio

Una situazione quanto meno imbarazzante dove il caso Consip sta tenendo banco nella cronaca di questi ultimi giorni, ed andiamo a vedere il perché. Tutto è partito dalle dichiarazioni del colonnello Di Caprio, alias “Ultimo”, che rischia la sospensione dall’Arma dei Carabinieri. I tempi del procedimento disciplinare saranno rapidi. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, lo ha chiesto esplicitamente al Comando dell’Arma: “Ho letto le dichiarazioni del colonnello De Caprio che sono da attribuire a lui personalmente e non certo all’Arma dei carabinieri che ha sempre, e continua a dimostrare, grande fedeltà al proprio ruolo. Credo che dovranno anche essere valutate dal Comando generale per capirne l’opportunità”. Non si contesta al colonnello Sergio De Caprio il merito delle indagini Consip o le dichiarazioni attribuite a lui dal Procuratore di Modena Lucia Musto. Bensì le sue affermazioni rilanciate dall’Ansa: “Non ho mai svolto indagini per fini politici. Non ho mai forzato il procuratore di Modena, Lucia Musti, in nessuna cosa: abbiamo sempre svolto le indagini che ci ha ordinato con lealtà e umiltà. Non ho mai parlato di Matteo Renzi né con la dottoressa Musti né con altri.” Il capitano Ultimo parla di una campagna di linciaggio mediatico nei suoi confronti portata avanti “con insinuazioni e falsità da alcuni organi di disinformazione funzionali alle lobby che da anni cercano di sfruttare il popolo italiano.Non ho mai avuto esaltazioni o esagitazioni a seguito delle indagini da me svolte neanche quando abbiamo arrestato Riina, non abbiamo mai esultato, non abbiamo esploso colpi in aria, non abbiamo fatto caroselli per le strade, mai festeggiato, perché la lotta anticrimine appartiene solo al popolo e noi non usiamo il popolo per i nostri fini, o per avere dei voti, lo serviamo e basta.” Nel modo più clamoroso e fragoroso, alla ripresa autunnale è riesplosa la vicenda Consip, uno degli scandali più gravi della storia repubblicana (dopo quello dello spionaggio SIFAR). Che ha coinvolto pezzi delle istituzioni, dall’Arma dei carabinieri ai Servizi, dall’Ufficio della Procura della Repubblica di Napoli a Palazzo Chigi.
Quando un ex premier come Matteo Renzi denuncia che “lo scandalo Consip è nato per colpire me», è evidente che la fibrillazione istituzionale è altissima. Tanto che esponenti del Pd sono arrivati a ipotizzare «che un gruppo di carabinieri ha tramato contro i vertici democratici del Paese.” Il capitano Ultimo, un generoso servitore dello Stato, ma anche un ufficiale scomodo per la sua personalità. Fu lui, fu il capitano Ultimo, nel Ros dell’allora colonnello del Mario Mori, che con la sua squadra riuscì a catturare il capo dei Corleonesi, Totò Riina, il 15 gennaio del 1993. Non un arresto burocratico, ma una cattura figlia di modello di investigazione innovativo sperimentato dallo stesso capitano Ultimo e della sua squadra. E lo stesso capitano convinse i vertici della Procura di Palermo e gli altri vertici delle forze di polizia a non procedere alla perquisizione della villa dove aveva vissuto la famiglia Rina per fini investigativi, sperando così di individuare tutta la rete di fiancheggiatori del capo di Cosa nostra. Anni dopo anche quella cattura diventò sospetta, per alcuni Pm palermitani, interpretando la non perquisizione come concordata nell’ambito di una trattativa tra un’ala di Cosa nostra e pezzi delle istituzioni. E l’allora procuratore di Palermo, Giancarlo Caselli, spiegò di aver concordato con la proposta del capitano Ultimo a condizione che la villa fosse controllata. Ultimo fu indagato per favoreggiamento di Cosa nostra e poi archiviato. E nel 2000 dal Ros fu trasferito al Nucleo operativo ecologico, una specialità dell’Arma che stonava con i trascorsi del capitano. Un segugio, un investigatore antimafia eccellente finito a occuparsi di ambiente.
Ma nel 2014 fu proprio il Noe di De Caprio che indagò il ministro dell’Ambiente, il verde Alfonso Pecoraro Scanio, per corruzione. Era nata una collaborazione tra il Noe dei carabinieri e il Pm napoletano John Henry Woodcock che avrebbe poi affidato al Noe le inchieste più importanti. Inchieste spesso scomode e irriverenti nei confronti del potere. Che il Noe spesso non comunicava alla scala gerarchica interna. Lasciando spesso spiazzati i vertici dell’Arma. Tanto che l’attuale comandante dell’Arma, il generale Del Sette, inibì alcune deleghe al colonnello De Caprio.
Il futuro di Ultimo sembrava ormai segnato. Poi la svolta: il colonnello De Caprio viene trasferito all’Aise, ai servizi segreti esteri. Fino al 20 luglio scorso, quando una agenzia di stampa dell’Ansa rivela che il capitano Ultimo e la sua squadra di una ventina di uomini che dai Carabinieri erano finiti ai servizi segreti, sono stati “restituiti” all’Arma.
I vertici dell’Aise spiegano all’Ansa che la decisione era legata alla vicenda Consip e al fatto che alcuni ex Noe continuavano a collaborare alle indagini fatte da alcuni loro colleghi, “il tutto a totale insaputa dei vertici dei servizi.”
Erano emersi nelle indagini della Procura di Roma sulla fuga di notizie e rivelazione di segreto, degli sms e chat tra il capitano Gianpaolo Scafarto, indagato, e appunto alcuni funzionari dell’Aise ex Noe.
Alla indiscrezione dell’Ansa replicò Ultimo sostenendo che la decisione di rientrare nell’Arma è stata da loro decisa, per evitare “strumentalizzazioni sul nostro operato, sempre corretto.”
L’ultima tegola è caduta su Di Caprio. Le sue dichiarazioni all’Ansa e questa volta per lui il destino sembra segnato. Suona alto, infatti, il campanello d’allarme della politica per quanto sta emergendo sulla gestione dell’inchiesta Consip. Più forte di tutti si sente quello del premier Paolo Gentiloni che, in serata dalla festa dell’Unità di Imola, avverte che “per un Paese come il nostro la credibilità e l’autorevolezza di istituzioni che amministrano la giustizia e la sicurezza è un bene prezioso da tutelare e che se ci sono dei comportamenti che screditano questa autorità penso che siano gravissimi”. Il Capo del Governo, facendo appello agli “anticorpi” presenti nelle istituzioni per eliminare questi comportamenti, si dice comunque certo che quanto accaduto “non riuscirà ad incriminare la forza delle istituzioni”. Una sicurezza che durante la giornata non sembrava albergare nel ministro degli Esteri e leader di Ap, Angelino Alfano che, senza mezzi termini ha chiesto “chiarezza” in quanto “è in gioco la tenuta democratica del Paese“. Secondo il leader centrista, infatti, le notizie emerse dalla deposizione al Csm sui metodi di indagine di Woodcock sono “scandalose e inquietanti e devono essere approfondite perché in ballo non c’è il destino di una persona o di una famiglia ma la tenuta delle istituzioni democratiche”. E se l’ex magistrato e presidente della Camera, Luciano Violante vede, come ha rilasciato questa dichiarazione a Il Mattino di Napoli, una “strategia contro la politica”, il ministro Delrio parla di “notizie davvero inquietanti e preoccupanti per la nostra democrazia chiedendo di stabilire la verità perché la democrazia vive solo se si stabilisce la verità dei fatti”. Dopo gli affondi di venerdì, Matteo Renzi preferisce affrontare oggi il tema non di petto. Ma afferma comunque che “noi siamo quelli che di fronte a una falsità costruita ad arte per mistificare le cose non reagiamo arrabbiati, ma con il sorriso zen di chi sa che la verità prima o poi arriva. E lo stiamo vedendo, perché il tempo è galantuomo e gioca con la nostra maglia” dice parlando a Milano alla scuola politica ‘Pier Paolo Pasolini’, senza fare riferimento specifico all’affaire Consip.

 “Non lasciatevi fregare dalle fake news e ce ne sono tante, di falsità, costruite ad hoc”.
Per il leader dem Renzi è dunque tempo di raccolta e la solidarietà gli giunge da praticamente tutto l’arco istituzionale. Con la sola eccezione di Forza Italia che non manca di rimarcare il “doppiopesismo della sinistra e di Renzi che puzza, è schifoso“, per dirlo con le parole di Renato Brunetta: “Non è possibile che quando viene colpita la sinistra siamo al golpe e quando tocca a Berlusconi è la democrazia. E se la sinistra vuole essere credibile – è l’invito di Brunetta – deve fare mea culpa sulla sua storia, su cosa disse quando un vero golpe colpì Berlusconi e il suo governo democraticamente eletto”. Dello stesso tenore e con le stesse rivendicazioni, l’intervento di Maurizio Gasparri che replica all’appello di Franceschini ai partiti dell’opposizione “perché prendano posizione sulle vicende giudiziarie che stanno investendo Renzi e la sua famiglia. Per scoprire chi sono certi sostituti procuratori e le degenerazioni di alcune inchieste non abbiamo dovuto attendere il 2017 come lui. Abbiamo denunciato da tempo anche la subordinazione di alcuni reparti investigativi alle Procure della Repubblica. Ci sono persone in divisa sottratte a qualsiasi rapporto di natura gerarchica con la propria forza di appartenenza, che si mettono al servizio di alcuni Pm secondo logiche a noi note da tempo”. Manipolazione dei verbali dell’audizione del procuratore di Modena, Lucia Musti al Csm. È questa la linea difensiva del Capitano Ultimo che vuole querelare il quotidiano «La Repubblica». Spiega il suo difensore, Francesco Romito: “Chiederò al Csm copia integrale del verbale dell’audizione della Pm di Modena per intraprendere ogni azione legale prevista dalla legge a tutela del mio assistito.” Secondo la difesa del Capitano Ultimo, il procuratore di Modena al Csm avrebbe spiegato che incontrò Ultimo nel 2015, quando il vicecomandante del Noe le consegnò gli atti della inchiesta Cpl-Concordia di sua competenza. E Ultimo non avrebbe potuto parlargli di Renzi, perché in quella inchiesta semmai era emerso solo il nome di Massimo D’Alema e non quello dell’ex premier. Sarebbe stato invece il capitano Scafarto, nel giugno del 2016, a consegnare al procuratore di Modena gli atti di Consip e in quella occasione avrebbe spiegato al procuratore lo scenario della stessa inchiesta. E in ogni caso il capitano Ultimo non avrebbe potuto parlargli di Renzi anche perché nel marzo del 2016 andò a lavorare nei servizi segreti Esteri. Tra l’altro, spiega il difensore dell’ufficiale dell’Arma, Ultimo dall’agosto del 2015 non aveva più le deleghe di polizia giudiziaria, revocate dal Comando generale dell’Arma. E prima di trasferirsi ai Servizi, al Noe della inchiesta Consip era arrivata solo una delega della Procura di Napoli sull’ospedale Cardarelli e su un traffico di rifiuti. E, dunque, Ultimo vuole capire perché si è stravolta la realtà, perché è stato trascinato nel verminaio della inchiesta Consip e sospettato di mettere a rischio la democrazia in Italia.

La difesa dell’ufficiale dei Carabinieri che catturò il capo dei Corleonesi Totò Riina, gioca d’anticipo, chiedendo le ragioni della manipolazione della verità. Il Capitano Ultimo ieri si è “consegnato” al silenzio, dopo le precisazioni dell’altro giorno all’Ansa che sono state censurate dal ministro della Difesa Roberta Pinotti, e dal ministro delle Infrastrutture Del Rio. Alcuni esponenti del Pd, il presidente Orfini in testa, hanno addirittura ipotizzato un tentativo di tramare contro le istituzioni da parte di ufficiali dell’Arma. Nei prossimi giorni il Comando generale dell’Arma valuterà se sospendere il colonnello Sergio De Caprio, per le sue dichiarazioni. L’iniziativa del legale di Ultimo va anche nella direzione di chiarire appunto che il suo assistito non era coinvolto nella inchiesta Consip. E di denunciare i tentativi di manipolazione della verità. Paradossalmente, come al capitano Scafarto è stata contestata la manipolazione delle indagini sul coinvolgimento del papà dell’ex premier Renzi nella vicenda degli appalti Consip, così la deposizione del procuratore di Modena è stata perlomeno forzata, accostando il colonnello De Caprio al capitano Scafarto. Lui, con l’inchiesta Consip non c’entra nulla. La sua difesa è chiara: non ha impostato, avviato, diretto quelle indagini.

 

 

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