La poetessa Cinzia Demi
La poetessa Cinzia Demi

Martedì 10 febbraio nella sede del Caffè Letterario “Leggendarie” di Formia c’è stato un incontro con la poetessa Cinzia Demi che ha presentato un poemetto dal titolo “Ero Maddalena”. La poetessa, accompagnata dal marito, non è la prima volta che viene sul nostro territorio, in quanto è stata ospite di una rassegna letteraria che si volge ogni anno a Campodimele. Ma qui nella nostra città è stata la prima volta e ci ha confidato che ha ammirato con molto interesse le nostre bellezze.

Ma adesso andiamo alla cronaca letteraria, dicendo che questo poemetto fa parte di una triologia alla quale la signora Cinzia sta lavorando, e il titolo “Ero Maddalena” è stato pubblicato nell’autunno del 2013, un lavoro poetico che mette in relazione la figura evangelica di Maria Maddalena con una Maddalena di vita, è la correlazione è il tema della violenza di genere. Il secondo libro, di prossima pubblicazione, tratta del tema dell’Annunciazione, mettendo in relazione le figure di Maria e di Gabriele, correlandolo con il tema dell’accoglienza interpretata simbolicamente dalla Madre per eccellenza, Maria. Mentre l’ultimo volume, in corso di lavorazione, mette in relazione il rapporto tra madre e figlio, tra Gesù e Maria. Quindi questi lavori di poesie trattano il confronto tra le tematiche bibliche e le tematiche sociali. La critica ovviamente ha fatto delle ottime recensioni sul volume presentato, e tenendo presente che il linguaggio che essa ha usato nell’opera è un linguaggio semplice, un linguaggio espressivo ma forte, passionale, anche perché il tema richiedeva una grossa espressione poetica, una ricerca che non nasce dal caso ma frutto di studi e letture approfondite che la stessa autrice ammette di aver scelto come ispirazione. Non a caso lei, di origini toscane, ma residente a Bologna da tanti anni, ha come maestri lo stesso Dante Alighieri e Caproni, e come lei dice, utilizza la stessa metrica di quest’ultimo, d’altra parte, come la stessa poetessa ha ribadito, la poesia non è altro che la ricerca della verità attraverso lo strumento dei versi, o come lo stesso Caproni che affermava che la poesia è uno scavo interiore dentro di se ma per poi confrontarsi meglio con gli altri. Confrontarci con gli altri perché bisogna sentire le proprie radici culturali.  dentro di se, in particolari le nostre radici cristiane, e lei stessa ha fatto questa riscoperta in quanto se era allontanata dalla religione in genere, e dalla Chiesa in particolare, perciò affrontando temi come la correlazione dei personaggi biblici con i temi sociali è un modo per ritrovare se stessi. La scelta del poemetto come modo di espressione letteraria consente un respiro lungo ed appassionato a chi legge, un tipo di scrittura che ultimamente ha trovato una certa riscoperta produttiva, con una capacità di far capire la poesia in modo semplice ed immediato al lettore, usando un linguaggio forte ed espressivo e non necessariamente in metrica poetica, come lei stessa ha affermato. La poesia non deve essere chiusa in se stessa, ma si deve aprire agli altri con fascino ed eleganza linguistica.  Lei si è soffermata anche sulla necessità di poter portare la poesia in modo chiaro ed efficace nelle scuole, ed per quanto riguarda questo lavoro avrà la possibilità di partecipare ed un seminario organizzato dall’Università di Bologna sulla violenza di genere (il primo in Italia su questo argomento), ed insieme ad un sacerdote potrà far discutere gli studenti su questo tema.

Ma la cosa più bella di questo incontro è stata la lettura espressiva per circa 15 minuti dell’intero poemetto alle persone intervenute, una lettura espressiva e coinvolgente, a tratti quasi mistica, che ha permesso di capire il contenuto della trama. La scrittrice ha esordito dicendo che per l’inizio ha usato dei versi di Giovanni Testori, il quale avendo fatto un lungo lavoro sulle Maddalene dei grandi pittori medioevali, ha scelto quello del Masaccio in quanto raffigura la stessa santa senza volto, girata di spalle, i cui versi sono i seguenti: “Non sapremo mai che faccia hai avuto mai, ne quella che voltandoti potresti avere.”

La storia tratta di una donna, Maddalena, la quale si trova in una Bologna “che l’accoglie potente nelle sue strade”, una Bologna che si prepara alla festa di Santa Rita, una festa religiosa molto sentita. Questa donna, Maddalena, subisce violenza, e cerca di rifugiarsi in qualsiasi angolo della città che sembra offrire un riparo sicuro da colui che le ha reso la vita un inferno, attraverso l’uso della forza “la cinta, le mani, …” e si identifica nella Maddalena della storia evangelica, anche lei maltrattata, usata, sfruttata, ed anche condannata dalle persone ben pensanti. Questa Maddalena cerca rifugio, ma anche dove ci sono persone come lei in un fetido sottoscala dove passo la notte …” ci sono persone che tentano di abusare di lei. La Maddalena del Vangelo ha cercato un uomo che la aiutasse, e l’ha trovato in Gesù, la quale l’ha perdonata, sollevata, aiutata a rialzarsi; e la Maddalena di vita che cerca aiuto nelle donne come lei che “vestono come regine …” la scacciano, ed a un certo punto va alla ricerca di se stessa, “ è un nome che cerco” che lo ripete per dieci volte, alla ricerca di colui che la salvi da questa vita di stenti e di pericoli per ridargli la libertà: Se la Maddalena biblica ha avuto il suo momento di gioia essendo stata perdonata, ed usata da Gesù per portare la notizia della Resurrezione agli Apostoli, increduli che lei avesse avuto per primo il privilegio di vedere Gesù risorto dalla morte, anche lei, incredula della bontà della gente, ha trovato colui che cercava per uscire fuori dal tunnel buio di questa esistenza, cercando e riuscendo a trovare il perdono per i suoi carnefici.

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